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Jesi e i Castelli del Verdicchio: un weekend tra una città elegante e le colline del vino

·5 min·Team Handsome
Jesi e i Castelli del Verdicchio: un weekend tra una città elegante e le colline del vino

Foto: Parsifall (Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Nell'Ottocento Jesi si era guadagnata un soprannome che oggi sembra uno scherzo: «la Milano delle Marche». Filande della seta, poi industrie meccaniche, zuccherifici, fornaci: una piccola capitale operaia in mezzo alla campagna. Basta però superare le mura e la scena si capovolge. Intorno alla città non ci sono capannoni ma vigneti, e sopra i vigneti una corona di borghi murati che da secoli tutti chiamano «castelli». È uno dei contrasti più riusciti delle Marche: una città elegante e un territorio contadino che produce uno dei bianchi più premiati d'Italia.

Per questo Jesi funziona così bene come weekend: mezza giornata in città, il resto tra le colline. Non servono grandi spostamenti. Serve solo un ordine, ed eccolo.

Jesi, la città dove nacque un imperatore

Si parte dalla piazza. Il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, moglie dell'imperatore Enrico VI, si fermò a Jesi durante il viaggio verso sud e partorì in una tenda montata nella piazza principale. Secondo i cronisti volle farlo davanti alle donne della città, per mettere a tacere chi dubitava di una gravidanza a quarant'anni. Quel bambino era Federico II, futuro imperatore, e la piazza oggi porta il suo nome: una targa ricorda il punto esatto.

Il resto del centro si gira a piedi in poche ore. Palazzo Pianetti, settecentesco, ospita la Pinacoteca civica con le opere di Lorenzo Lotto, tra cui la Pala di Santa Lucia, e una galleria degli stucchi lunga oltre 70 metri, tutta decori e affreschi. Poco lontano c'è il Teatro Pergolesi, costruito tra il 1790 e il 1798 e dedicato a Giovan Battista Pergolesi, il compositore nato a Jesi nel 1710. Chiudete con un giro lungo le mura: sono tra le meglio conservate della regione e disegnano ancora il profilo della città.

Il vino che dà il nome ai castelli

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è DOC dal 1968, e la versione Riserva è diventata DOCG nel 2010. La zona di produzione della Riserva tocca 22 comuni in provincia di Ancona e 2 in provincia di Macerata: in pratica, le colline che vedete da Jesi. È un vitigno che le guide italiane premiano con una costanza rara per un bianco: regge l'invecchiamento, cambia carattere da colle a colle, e ogni cantina lo interpreta a modo suo. Per chi arriva da fuori è la scusa perfetta per salire di borgo in borgo.

Tre castelli per cominciare

  • Montecarotto: le mura del 1509, su progetto di Albertino di Giacomo da Cremona, che chiudono il borgo, e un teatro ottocentesco da 150 posti, un piccolo gioiello all'italiana di stucchi e velluti. Intorno, cantine dove si assaggia e si compra direttamente da chi produce.
  • Staffolo: lo chiamano il balcone della Vallesina. Sta in cima a un colle e nelle giornate limpide la vista arriva fino all'Adriatico. Mura ellittiche con due porte, una torre trecentesca e, dentro le mura, il Museo del Vino e dell'Arte Contadina con l'enoteca accanto.
  • Cupramontana: è la capitale riconosciuta del Verdicchio e ospita la Sagra dell'Uva, la più antica delle Marche, nata nel 1928 e in programma ogni anno la prima settimana di ottobre.

La degustazione è un lavoro fatto a mano

Una degustazione in cantina, se fatta bene, non è un aperitivo: è la visita a una bottega. Qualcuno vi racconta un mestiere che si impara in anni, vi mostra gli strumenti, vi spiega perché una scelta in vigna cambia quello che avete nel bicchiere. È lo stesso meccanismo di un laboratorio di ceramica o di una lezione di intreccio: mani, materia, tempo. Chi prenota una degustazione, in fondo, sta già prenotando un'esperienza artigiana.

Le cantine dei castelli sono realtà piccole: quasi tutte ricevono solo su prenotazione. Scrivete qualche giorno prima, soprattutto in vendemmia e nei weekend d'autunno.

Per muoversi serve l'auto: i borghi sono vicini tra loro ma sparsi sulle colline, e le strade che li collegano sono parte del piacere. Un ritmo sensato è due castelli e una cantina al giorno, senza correre. Qui la fretta è fuori luogo.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per Jesi e i Castelli del Verdicchio?
Un weekend pieno: mezza giornata per il centro storico di Jesi e il resto per due o tre borghi con una degustazione al giorno. Con un giorno in più si copre anche il versante meno battuto della vallata.
Qual è il periodo migliore per andare?
Settembre e ottobre, quando le vigne sono in vendemmia e Cupramontana celebra la Sagra dell'Uva, la più antica delle Marche, nella prima settimana di ottobre. Anche la primavera, con le colline verdi, è un'ottima scelta.
Le degustazioni in cantina vanno prenotate?
Sì, quasi sempre. Sono aziende piccole, spesso familiari: conviene scrivere o telefonare qualche giorno prima e concordare orario e numero di persone.
Che differenza c'è tra Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica?
Stesso vitigno, due denominazioni e due territori diversi: i Castelli di Jesi stanno sulle colline più vicine all'Adriatico, Matelica in una valle dell'entroterra. Assaggiarli uno accanto all'altro è un buon esercizio da fare in zona.

L'idea di fondo, in questo angolo di Marche, resta la stessa dall'inizio alla fine: le cose migliori sono fatte a mano, dal vino alle mura. Se dopo il weekend vi resta la voglia di guardare da vicino altri mestieri, il posto giusto per iniziare è la città da cui siete partiti.

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