Un uomo sale una scalinata di 109 gradini con un sacco di farina di mais in spalla. A metà si ferma a riprendere fiato, appoggia il sacco al bordo del pozzo, e il sacco scivola dentro. In qualsiasi altro paese la storia finirebbe qui, con una bestemmia. A Corinaldo, invece, è l'inizio di tutto.
La leggenda racconta che l'uomo, invece di risalire, restò giù nel pozzo a mangiarsi la polenta. Le donne del paese, non vedendolo tornare, cominciarono a dirlo in giro, e da allora gli abitanti si portano addosso il soprannome di polentari. Un borgo qualunque avrebbe sepolto la vicenda per imbarazzo. Corinaldo ci ha costruito sopra la propria identità: il pozzo si chiama ufficialmente Pozzo della Polenta, ogni estate una rievocazione in costume — la Contesa del Pozzo della Polenta — rimette in scena la caduta del sacco, e il paese si è guadagnato con un certo orgoglio la fama di "paese dei matti". Pochi posti in Italia sanno ridere di sé con questa serietà.
La scalinata della Piaggia, con il pozzo nel mezzo
La scalinata della Piaggia è il cuore verticale del borgo: 109 gradini di mattoni che tagliano il centro storico, con il pozzo piantato esattamente a metà. Secondo la tradizione il pozzo fu costruito nel Quattrocento per dare acqua alle case lungo la salita, che all'epoca era una strada lastricata; venne interrato all'inizio del Novecento, durante i lavori di sistemazione della scalinata, e ricostruito nel 1980. Salire la Piaggia con calma, fermandosi dove si fermò l'uomo del sacco, è il modo giusto di cominciare la visita.
A pochi passi c'è un'altra storia che spiega bene il carattere del posto: la casa di Scuretto. Gaetano, detto Scuretto, era un ciabattino con una passione robusta per il vino. Il figlio, emigrato in America, gli mandava i risparmi per costruire la casa di famiglia; i soldi finivano regolarmente nelle osterie. Quando il figlio, insospettito, pretese una fotografia dei lavori, Scuretto fece costruire solo la facciata — completa di numero civico — e si fece ritrarre affacciato alla finestra. Il figlio capì e chiuse i rubinetti. La facciata senza casa è ancora lì, ed è uno dei punti più fotografati del paese.
Le mura: 912 metri senza interruzioni
Poi ci sono le mura, ed è qui che Corinaldo smette di scherzare. Dopo la distruzione del paese, nel 1367 papa Urbano V ne autorizzò la ricostruzione completa. Il risultato è un anello di 912 metri ininterrotti che tocca i 18 metri di altezza, scandito da torri circolari e pentagonali, porte fortificate e camminamenti: le mura più intatte e più lunghe delle Marche, tra le meglio conservate di tutta l'Italia centrale. Gli elementi di fortificazione sono attribuiti a Francesco di Giorgio Martini, uno dei grandi architetti militari del Rinascimento.
E non sono solo scenografia. Nel 1517 ressero l'assedio dell'esercito di Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino: ventitré giorni di assedio, e il borgo non cadde. Per quella resistenza papa Leone X concesse a Corinaldo il titolo di città. Seguire oggi il perimetro a piedi, passando sotto le porte e lungo i torrioni, è il modo migliore per capire che questo paese di "matti" era in realtà costruito per non cedere a nessuno.
Halloween: quando il borgo si traveste
Dal 1998 Corinaldo ha aggiunto un capitolo nuovo alla propria leggenda: Halloween, la Festa delle Streghe. È nata come festa di paese, con una sola taverna aperta; nel 2000 è arrivato il Tunnel della Paura, e nel 2003 Il Sole 24 Ore ha incoronato Corinaldo "capitale italiana di Halloween". Oggi, negli ultimi giorni di ottobre, i vicoli si riempiono di zucche, maschere, spettacoli e taverne: il borgo medievale diventa il posto più affollato — e più divertente — dell'autunno marchigiano. Che un paese fondato su una leggenda autoironica sia diventato la casa italiana della festa più teatrale dell'anno non è un caso: qui travestirsi è una tradizione antica.
Il lato devozionale: Santa Maria Goretti
Corinaldo è anche un luogo di pellegrinaggio. Qui, il 16 ottobre 1890, nacque Maria Goretti, tra le sante più venerate del Novecento. La casa natale, una casa contadina in mattoni a circa un chilometro dal centro storico, si visita ancora; in paese ci sono il santuario diocesano a lei dedicato e la chiesetta dell'Incancellata, dove la famiglia andava a pregare. È un itinerario raccolto, che dà al borgo un registro completamente diverso da quello delle streghe e dei polentari — e che convive con loro senza attriti, come tutto a Corinaldo.
Il tempo lento è quello giusto per imparare
Corinaldo è nei Borghi più belli d'Italia ed è Bandiera Arancione del Touring Club, ma le etichette contano fino a un certo punto: quello che ti resta addosso è il ritmo. Un posto dove una leggenda su un sacco di farina dura da secoli è un posto dove il tempo si misura diversamente. Ed è esattamente il tempo che serve per imparare un mestiere: impastare, tornire, cucire, intrecciare chiedono la stessa pazienza con cui si sale una scalinata di 109 gradini. Nei borghi come questo, i laboratori dei Maker sono la prosecuzione naturale della visita: entri da turista, esci con qualcosa fatto con le tue mani.
Domande frequenti
- Quanto tempo serve per visitare Corinaldo?
- Mezza giornata basta per scalinata, mura e vicoli. Se aggiungi i luoghi di Santa Maria Goretti o vieni durante la Festa delle Streghe, considera una giornata intera.
- Quando si tiene Halloween a Corinaldo?
- La Festa delle Streghe si svolge negli ultimi giorni di ottobre, con il culmine il 31. È l'evento più affollato dell'anno: conviene arrivare presto e controllare il programma in anticipo.
- Le mura si possono percorrere?
- Sì: il modo migliore di vederle è seguirne il perimetro a piedi, passando per le porte e i torrioni. Sono 912 metri ininterrotti, ed è la cosa da non saltare per nessun motivo.
- Dove si trova Corinaldo?
- Nell'entroterra di Senigallia, in provincia di Ancona, nelle Marche. Si abbina bene a una giornata sulla costa o a un giro degli altri borghi della valle.




