In Italia i grandi bronzi romani si contano. Quasi tutti sono finiti nei musei delle città grandi. Uno no: sta a Pergola, paese di collina in provincia di Pesaro e Urbino, nella valle del Cesano. Non ci è arrivato per un prestito o per una mostra temporanea. Ci è arrivato perché è stato trovato lì, in un campo, da due uomini che scavavano un canale.
Quattro figure e una fossa nel terreno
Il 26 giugno 1946, nella frazione di Cartoceto, in località Santa Lucia di Calamello, i fratelli Giuseppe e Pietro Peruzzini stavano scavando un canale di drenaggio nel podere che lavoravano da mezzadri. La vanga ha battuto su qualcosa di metallico. Da quella fossa sono usciti circa nove quintali di frammenti di bronzo dorato, divisi in più di trecento pezzi di dimensioni diverse.
Rimessi insieme, quei pezzi formano quattro figure: due uomini a cavallo e due donne stanti. La datazione oscilla fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Il Ministero della Cultura descrive il gruppo come «l'unico gruppo di bronzo dorato giunto dall'età romana ai nostri giorni»: è una formula misurata e conviene usarla così com'è, senza gonfiarla. La ricomposizione ha richiesto decenni: dopo un primo restauro avviato nel dopoguerra, un secondo intervento fra gli anni Settanta e Ottanta ha permesso di rimontare 318 frammenti nelle quattro figure.
Come si costruisce un cavallo di bronzo
Qui la visita cambia passo. Un gruppo di quella scala non è stato scolpito: è stato fuso. La tecnica è la cera persa con metodo indiretto, che rispetto al metodo diretto ha un vantaggio pratico grosso: il modello non si distrugge nel processo e può essere riutilizzato. È la stessa famiglia di operazioni che un fonditore o un orafo esegue ancora oggi, in scala molto più piccola.
- Si modella la figura in argilla.
- Sul modello si prendono calchi in gesso, rivestiti di cera all'interno: lo spessore della cera diventerà lo spessore del metallo.
- La forma in cera si riempie di terra e si ricopre all'esterno di materiale refrattario.
- Si cuoce: la cera si scioglie ed esce attraverso condotti creati apposta.
- Nello spazio vuoto lasciato dalla cera si cola il bronzo fuso.
Un cavallo intero non entra in una fusione sola. Le figure sono state realizzate in sezioni, fuse separatamente e poi unite con saldature a bronzo. La lega è rame, stagno e piombo, con una percentuale di piombo alta, oltre il tredici per cento. Non è una scelta estetica: il piombo rende il metallo più fluido e aiuta a riempire una forma grande e complicata senza lasciare vuoti.
La doratura è a foglia, non è oro massiccio
L'oro arriva dopo la fusione, e ne serve pochissimo. La doratura è stata eseguita a foglia: rettangoli sottilissimi d'oro a ventiquattro carati applicati sulla superficie del bronzo già finito. È lo stesso principio con cui si dora oggi una cornice, una statua di legno o un dettaglio di oreficeria. Capito questo, la sala si guarda in modo diverso: non stai guardando un blocco d'oro, stai guardando una pelle d'oro stesa su un metallo scuro.
Il museo, ricavato in un convento
Il Museo dei Bronzi dorati e della Città di Pergola ha sede nel trecentesco ex convento di San Giacomo, in Largo San Giacomo. Quando tutte le sezioni sono aperte, le collezioni si distribuiscono in quattro parti — archeologica del territorio, numismatica, storico-artistica e arte contemporanea — disposte attorno al chiostro, con un percorso che gira su sé stesso.
Il paese intorno
Pergola fa parte dei Borghi più belli d'Italia e si porta dietro il soprannome di città delle cento chiese, dovuto alla lunga appartenenza allo Stato della Chiesa. Il Duomo, di origine agostiniana e datato al 1258, tiene insieme il campanile romanico-gotico, un interno tardobarocco e una facciata neoclassica: tre epoche nello stesso edificio. Il Palazzo Comunale fu avviato nel 1750 su progetto di Giovan Francesco Buonamici e completato nel 1760 da Raimondo Compagnini: fu costruito in attesa dell'elevazione a Città, arrivata da Benedetto XIV il 18 maggio 1752. C'è poi il teatro settecentesco Angel Dal Foco. Il paese sorge dove il Cinisco confluisce nel Cesano, e la valle scende da lì fino al mare.
Come tenere insieme la giornata
- Mattina al museo e poi due passi in centro: la visita, ridotta com'è dai lavori, si fa in poco, ma il gruppo merita più di una passata veloce davanti alla vetrina.
- A tavola, i prodotti del posto sono il tartufo, il Pergola DOC e il visciolato, il vino ottenuto dall'infusione di visciole nel rosso.
- Pomeriggio a Frontone, poco più di dieci chilometri lungo la valle: il Castello della Porta ha origini medievali, fu rafforzato su progetto di Francesco di Giorgio Martini dopo il tentativo di conquista di Sigismondo Malatesta del 1445, e dal 2001 è riaperto al pubblico come spazio culturale.
- In alternativa, e non nello stesso pomeriggio, Sassocorvaro: sta più a nord, nel Montefeltro, ed è una tappa più lunga. La Rocca Ubaldinesca ospita il museo Arca dell'Arte: qui Pasquale Rotondi mise al riparo una parte delle quasi diecimila opere salvate durante la Seconda guerra mondiale fra Sassocorvaro, Urbino e Carpegna.
Sulla stagione: se puoi scegliere, l'autunno è il momento in cui il paese è più vivo. La Fiera nazionale del tartufo bianco pregiato di Pergola e dei prodotti tipici occupa le prime domeniche di ottobre e riempie il centro storico. In quei giorni metti in conto più gente e più difficoltà a parcheggiare, ma anche un paese che lavora invece di un paese che aspetta.
Domande frequenti
- Dove si vedono oggi i Bronzi dorati?
- Al Museo dei Bronzi dorati e della Città di Pergola, nell'ex convento di San Giacomo, in centro a Pergola. Il gruppo è stato al centro di una lunga contesa con il museo archeologico di Ancona, risolta con accordi di esposizione.
- Il museo è visitabile per intero?
- No, non in questo periodo. Per i lavori di riqualificazione in corso è aperta solo la Sala dei Bronzi Dorati, mentre le altre sezioni restano chiuse. Conviene controllare su bronzidorati.com o telefonare prima di mettersi in viaggio.
- Quando e da chi sono stati trovati?
- Il 26 giugno 1946 dai fratelli Giuseppe e Pietro Peruzzini, mezzadri, mentre scavavano un canale di drenaggio a Santa Lucia di Calamello, nella frazione Cartoceto di Pergola. Vennero alla luce circa nove quintali di frammenti.
- Che cos'è la fusione a cera persa indiretta?
- È il metodo con cui si ricava un oggetto in metallo da un modello, passando per calchi in gesso rivestiti di cera. La cera viene fatta sciogliere e uscire, e il bronzo fuso prende il suo posto. È indiretta perché il modello di partenza sopravvive e si può riutilizzare.
- Basta mezza giornata per Pergola?
- Per il museo e il centro storico sì. Se vuoi aggiungere il castello di Frontone, che dista poco più di dieci chilometri, serve la giornata intera.




