Il Furlo e Fossombrone stanno a pochi chilometri l'uno dall'altra, sulla stessa strada. Per questo una giornata basta: la mattina dentro una gola scavata dal fiume, il pomeriggio in una città con tre palazzi di corte e una collezione di pittura del Novecento. Nel mezzo la via Flaminia, che quella valle la percorre da più di duemila anni.
La gola scavata dal Candigliano
La Gola del Furlo è il taglio che il fiume Candigliano ha inciso fra il Monte Pietralata, 889 metri, e il Monte Paganuccio, 976. Le pareti calcaree scendono a strapiombo sull'acqua verde-azzurra che finisce in tutte le foto. È Riserva naturale statale dal 2001, si estende su oltre 3.600 ettari e tocca cinque comuni: Acqualagna, Cagli, Fermignano, Fossombrone e Urbino. La gola vera e propria sta fra Acqualagna e Fermignano; Fossombrone rientra nel perimetro della Riserva ed è a una decina di chilometri, sulla stessa strada.
Il nome viene dal latino forulus, il foro aperto nella roccia per far passare la Flaminia. Di trafori ce ne sono due. Il primo, più antico, è lungo circa otto metri e largo poco più di tre: ci passava un carro alla volta. Il secondo lo fece scavare l'imperatore Vespasiano fra il 76 e il 77 d.C.: 38 metri di lunghezza, sei di altezza. Non è un rudere recintato, la strada ci passa ancora dentro.
Cosa si può e cosa non si può fare
La Riserva ha un regolamento preciso, e conviene leggerlo prima di partire: diverse cose che si darebbero per scontate, qui non si fanno.
- Balneazione e imbarcazioni sono vietate; unica eccezione, canoa e kayak su un tratto autorizzato del Candigliano.
- Nella zona A, a tutela integrale, l'accesso è vietato: niente escursioni, niente arrampicata.
- Il sorvolo con droni richiede autorizzazione.
- Campeggio e pic-nic solo nelle aree attrezzate.
- L'arrampicata è ammessa solo nel sito individuato dal regolamento.
- La pesca è consentita nel solo tratto previsto e in modalità no-kill.
Fossombrone, la città delle tre corti
Il soprannome viene da tre palazzi che stanno tutti nel centro storico: Corte Bassa, Corte Rossa e Corte Alta, voluti dai Montefeltro e dai Della Rovere per passarci i mesi più freddi.
La Corte Alta è l'antico palazzo ducale. Federico da Montefeltro ne avviò la costruzione nel 1464 sopra strutture medievali già esistenti, e l'edificio crebbe per una trentina d'anni: nelle fasi successive si riconosce la mano di Francesco di Giorgio Martini. Con Guidobaldo I ed Elisabetta Gonzaga divenne residenza abituale della corte. Oggi ospita il Museo Archeologico e la Pinacoteca Civica intitolata ad Augusto Vernarecci, istituita nel 1901, con dipinti dal Cinquecento all'Ottocento.
La Quadreria Cesarini
È una casa-museo, e si sente: le stanze sono ancora quelle di chi ci abitava. Il notaio Giuseppe Cesarini vi raccolse per decenni pittura italiana del Novecento, insieme a ceramiche, porcellane e cristalli. Il primo nucleo aperto in casa risale al 1951; alla sua morte, nel 1977, lasciò edificio e collezione al Comune di Fossombrone, e la Quadreria aprì al pubblico nel 1987.
Il punto di partenza fu l'amicizia con Anselmo Bucci, pittore nato a Fossombrone nel 1887, fra i fondatori del gruppo Novecento e autore di quel nome. Attorno alle sue opere la raccolta si è allargata alla pittura figurativa italiana del secolo scorso.
Le Marmitte dei Giganti
Poco fuori il centro, alla località San Lazzaro, il Metauro attraversa una forra dalle pareti calcaree verticali. Nella roccia l'acqua ha scavato cavità circolari, le marmitte, da cui il nome. Si guardano dal ponte e dal sentiero lungo la riva.
Una giornata, due metà
- Mattina al Furlo: sosta lungo la Flaminia, la galleria romana, il tratto di gola a piedi.
- Pranzo lungo la valle. In autunno, ad Acqualagna, il tartufo bianco non è una trovata per turisti: è l'economia del posto.
- Pomeriggio a Fossombrone: Corte Alta e Quadreria Cesarini. Due musei bastano.
- Prima di ripartire, San Lazzaro e le Marmitte dei Giganti, che con la luce bassa rendono meglio.
Perché questa valle ha ancora dei mestieri
Il filo che tiene insieme la giornata è materiale: pietra, acqua, una strada. Il calcare delle gole è lo stesso dei muri dei borghi. Il fiume ha mosso mulini e opifici prima di diventare paesaggio da fotografare. E la Flaminia, aperta attorno al 220 a.C., ha portato per secoli merci e persone: poco fuori Fossombrone, a San Martino del Piano, restano i resti di Forum Sempronii, la città romana nata proprio su quella strada.
Da qui i mestieri non se ne sono andati. Chi lavora la ceramica, il legno o i metalli in questa parte delle Marche lo fa dove quei materiali stavano già. Entrare in un laboratorio, qui, non è un'attrazione costruita per il turismo: è il posto di lavoro di qualcuno.
Domande frequenti
- Quanto tempo serve per vedere Furlo e Fossombrone?
- Una giornata piena basta se ti muovi in auto: metà giornata alla gola, il pomeriggio in città. Se vuoi camminare sui sentieri della Riserva, meglio due giorni.
- Si può fare il bagno al Furlo o alle Marmitte dei Giganti?
- No. Nella Riserva del Furlo balneazione e imbarcazioni sono vietate, salvo canoa e kayak autorizzati su un tratto del Candigliano. Alle Marmitte il Comune di Fossombrone ha disposto un divieto permanente di balneazione, per il rischio legato alla diga a monte.
- Si attraversa davvero la galleria romana?
- Sì. Il traforo fatto scavare da Vespasiano fra il 76 e il 77 d.C. fa ancora parte del percorso della Flaminia. È una strada aperta al traffico: attenzione se la percorri a piedi.
- Serve prenotare per i musei di Fossombrone?
- Meglio chiamare. Gli ingressi funzionano anche su richiesta e gli orari variano con la stagione: il Punto IAT del Comune è il riferimento.




