Il copione si ripete ogni giorno: si parcheggia, si prende la navetta, si visita la grotta, si riparte. Poco più di un'ora sottoterra e via verso casa o verso il mare. È il modo più diffuso di vivere le Grotte di Frasassi — ed è anche il modo migliore per perdersi il pezzo più bello, perché quello che sta fuori dalla biglietteria vale quanto quello che sta sotto.
Siamo a Genga, nell'entroterra di Ancona, dentro la gola che il fiume Sentino ha tagliato nella roccia. Nel raggio di pochi chilometri ci sono un tempio costruito dentro una caverna, un eremo documentato da mille anni, un'abbazia romanica con un rettile marino fossile, un borgo murato e il parco naturale più grande delle Marche. Tutto scavato o costruito a mano: prima dall'acqua, poi dagli uomini.
Le grotte: cosa aspettarsi davvero
La storia della scoperta è già un racconto. Il 25 settembre 1971 gli speleologi del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona notarono una fessura nella montagna da cui usciva una corrente d'aria fortissima: dall'altra parte c'era un vuoto enorme, battezzato Grotta Grande del Vento. Nel 1974 una parte del complesso è stata aperta al pubblico, ed è diventata una delle attrazioni più visitate della regione.
La visita si fa solo con guida, su un percorso attrezzato che dura circa 75 minuti. Dentro la temperatura è costante, intorno ai 14 gradi, d'estate come d'inverno. Il primo ambiente che si incontra, l'Abisso Ancona, è una cavità così vasta che — come amano ripetere le guide — potrebbe contenere il Duomo di Milano. Poi stalattiti, stalagmiti, laghetti, concrezioni che l'acqua modella goccia dopo goccia da tempi che non stanno nella scala umana.
Il Tempio del Valadier e l'eremo nella roccia
Ecco il primo pezzo che i frettolosi si perdono. Poco oltre l'ingresso della gola, un sentiero in salita porta alla bocca di una caverna. Dentro, incastonato sotto la volta di roccia, c'è un tempio ottagonale in travertino voluto nel 1828 da papa Leone XII, Annibale della Genga, nato proprio da queste parti. È noto come Tempio del Valadier, dal nome dell'architetto a cui il progetto è tradizionalmente attribuito. Custodiva una Madonna con Bambino uscita dalla bottega di Antonio Canova: oggi l'originale è nel museo di Genga e nella grotta ne resta una copia.
A pochi passi, addossato alla parete e in parte scavato in essa, c'è l'eremo di Santa Maria infra Saxa: le prime notizie scritte risalgono al 1029, quando ospitava un monastero di monache benedettine di clausura. Mille anni di preghiera dentro un sasso. Il tempio e l'eremo insieme raccontano il filo di tutto questo territorio: dove la natura ha aperto un vuoto, qualcuno ci ha costruito dentro.
San Vittore: l'abbazia e l'ittiosauro
Tornati a valle, a due passi dalla biglietteria delle grotte, c'è la frazione di San Vittore. Qui sorge l'abbazia di San Vittore alle Chiuse, fondata nell'XI secolo: pietra calcarea, pianta a croce greca, una delle chiese romaniche più importanti delle Marche, dichiarata monumento nazionale nel 1902. Dentro è spoglia, silenziosa, potente. Cinque minuti qui rimettono in ordine la giornata.
Accanto, nell'ex monastero benedettino, c'è il Museo speleopaleontologico e archeologico: tre piani che spiegano come si è formata la gola e cosa c'era qui prima degli uomini. Il pezzo forte è il fossile di un ittiosauro, un rettile marino del Mesozoico ritrovato nel 1976 in località Camponocecchio. Un promemoria: questa montagna, un tempo, era un fondale.
Il borgo di Genga e la Gola della Rossa
Il capoluogo, Genga, sta in cima a un colle tra i boschi: un castello medievale raccolto tra le mura, certificato Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano per la qualità dell'accoglienza. È piccolo, si gira in poco tempo, ed è esattamente il contrario delle grotte: dopo le cattedrali sotterranee, vicoli stretti e pietra a vista sotto il cielo.
Tutto questo sta dentro il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, istituito nel 1997: con circa diecimila ettari è la più grande area protetta regionale delle Marche. Chi ha gambe e tempo trova sentieri sopra le pareti della gola, rapaci, boschi fitti. Chi non le ha può semplicemente percorrere la strada nel canyon e alzare gli occhi: la Gola della Rossa e quella di Frasassi sono spettacolari anche dal finestrino.
Come organizzare la giornata
- Mattina: visita guidata alle grotte, prenotata in anticipo nei periodi di punta.
- Pranzo nella zona di San Vittore o nel borgo di Genga.
- Primo pomeriggio: salita al Tempio del Valadier e all'eremo di Santa Maria infra Saxa.
- A seguire: abbazia di San Vittore alle Chiuse e museo con l'ittiosauro.
- Se resta luce: il borgo di Genga o una passeggiata nel parco della Gola della Rossa.
C'è una coerenza in questa giornata, se la si guarda tutta: l'acqua che scava la roccia, i monaci che scavano l'eremo, gli scalpellini che squadrano il travertino del tempio e la pietra dell'abbazia. È un territorio fatto a mano, nel senso più letterale. E la mano che lavora, da queste parti, non ha smesso: intorno alla gola vivono persone che creano ancora con le mani. Se cerchi un modo per portare a casa qualcosa di fatto a mano, guarda cosa c'è nella zona.
Domande frequenti
- Quanto dura la visita alle Grotte di Frasassi?
- Il percorso turistico si fa con una guida e dura circa 75 minuti, su un tracciato attrezzato. La temperatura interna è costante intorno ai 14 gradi: meglio portare una felpa anche in estate.
- Il Tempio del Valadier si raggiunge a piedi?
- Sì: dal fondovalle parte un sentiero in salita che porta alla caverna dove sorgono il tempio e l'eremo di Santa Maria infra Saxa. Servono scarpe comode, ma non è un percorso alpinistico.
- Vale la pena fermarsi anche nel borgo di Genga?
- Sì. È un piccolo castello medievale sulla cima di un colle, certificato Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, e si visita in poco tempo. Nel museo del paese è custodita la Madonna della bottega di Canova proveniente dal Tempio del Valadier.
- Le grotte sono adatte ai bambini?
- Il percorso turistico è attrezzato e considerato facilmente accessibile, quindi in generale sì. Tenete conto della temperatura fresca e dell'umidità alta: vestiti a strati e scarpe chiuse aiutano.




