Il Carnevale di Fano lo vedi tre domeniche l'anno. Lo si costruisce per mesi. Mentre la città pensa ad altro, dentro i capannoni c'è chi modella creta, cola gesso, incolla carta di giornale e vernicia a spruzzo. È un mestiere vero, con una filiera precisa e un vocabolario suo. Questa guida parte da lì, e poi ti porta in centro: perché Fano ha parecchio da vedere anche nelle altre domeniche dell'anno.
Dal 1347, in un registro di spese
La data che rende Fano il carnevale più antico d'Italia non viene da una leggenda ma da un documento contabile. Negli archivi storici comunali si conserva una carta del 1347 che registra le spese sostenute dal Comune per «el giucho de Charnevale». Non è la descrizione di una festa: è la nota di quanto è costata. Che è poi il modo più solido per sapere se una cosa esisteva davvero. Il calendario, da allora, è rimasto quello liturgico: le sfilate cadono nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, quindi le date si spostano ogni anno insieme alla Pasqua.
Come nasce una figura in cartapesta
La cartapesta dei carnevali non è la carta strappata delle elementari. È una tecnica di riproduzione: si scolpisce una volta sola, e da quella scultura si ricava un guscio leggero da montare su un telaio e da far muovere. A Fano il percorso è documentato passo per passo.
- Il bozzetto. Il carrista disegna soggetto, proporzioni e posa. Prima si decide cosa si vuole dire, poi si tocca il materiale.
- L'ossatura. Travicelli di legno inchiodati fra loro danno la forma stilizzata della figura e reggono il peso della creta.
- Il modello in creta. Sull'ossatura si stende l'argilla e si modella a mano e con mazzuoli di legno, dettagli compresi.
- L'isolamento. Uno strato di scagliola liquida separa la creta umida dalla carta che verrà sopra.
- L'incartaggio. Più strati di carta, fogli di riviste non patinate e quotidiani, incollati con la classica colla di farina e acqua. Qui nasce il guscio.
- L'asciugatura. Il pezzo va essiccato con le stufe: finché la carta è umida, non tiene la forma.
- Il montaggio. La figura si lavora a sezioni, che vengono staccate dalla creta e riassemblate su un'intelaiatura interna di legno.
- La finitura. Una mano di gesso chiude le asperità, poi la pittura: fondo uniforme e sfumature date a spruzzo.
Due cose colpiscono chi guarda il processo la prima volta. I materiali costano poco: argilla, giornali, farina, gesso, legno. Il valore sta nel tempo e nelle mani. E la creta viene sacrificata: il modello scolpito con più cura di tutti serve solo a generare il guscio, e alla sfilata non ci arriva.
Perché la cartapesta e non il legno
Perché deve essere leggera e deve muoversi. Un carro non è una scultura ferma: teste che girano, braccia che si alzano, bocche che si aprono, tutto azionato da meccanismi nascosti nella struttura. Un pieno di legno o di gesso sarebbe impossibile da animare. Il guscio di carta pesa poco, incassa gli urti e, se si rompe, si ripara con altra carta e altra colla. È una scelta tecnica prima che decorativa.
Il Getto, e il resto della domenica
La particolarità fanese è il Getto: dai carri, durante la sfilata, piovono dolciumi sulla folla. Tradizionalmente accade al secondo dei tre passaggi lungo il viale, e dal 2015 molti si presentano con il «prendigetto», un cono di cartone rovesciato che ha sostituito gli ombrelli capovolti. Il terzo passaggio è la luminaria, con i carri illuminati. In mezzo si muove la Musica Arabita, la banda nata nel 1923 che suona con pentole, bottiglie e campanacci in parodia dichiarata delle orchestre dei signori: Guido Piovene arrivò a definirla jazz italiano. Il martedì grasso si brucia il Pupo, la caricatura del personaggio dell'anno.
Cosa vedere a Fano il resto dell'anno
Fano è una colonia romana con un centro compatto, che si gira a piedi in mezza giornata.
- Arco d'Augusto. Era la porta principale della Colonia Iulia Fanestris, dove la via Flaminia entrava in città; l'iscrizione lo data intorno al 9 d.C. L'attico superiore fu quasi del tutto distrutto durante l'assedio di Federico da Montefeltro del 1463, e il taglio si vede a occhio nudo.
- Corte Malatestiana. Il Palazzo Malatestiano fu voluto da Pandolfo III Malatesta e realizzato fra il 1413 e il 1421. Oggi ospita il Museo Civico e la Pinacoteca, si entra da piazza XX Settembre.
- Fontana della Fortuna. Sempre in piazza XX Settembre, con in cima la statua bronzea della dea Fortuna: all'aperto c'è una copia, l'originale è al Museo Civico.
- Il porto. Fano è un porto peschereccio in attività, con il suo mercato ittico. Ci si va presto la mattina o al tramonto, e si capisce da dove arriva la cucina locale.
A tavola la parola da conoscere è brodetto. È nato a bordo dei pescherecci come piatto di scarto, con il pesce troppo piccolo o rovinato dalle reti. La versione fanese si riconosce per l'aceto e il concentrato di pomodoro, e la ricetta codificata dalla Confraternita del Brodetto elenca le specie ammesse, dalla canocchia allo scorfano. Stesso principio della cartapesta: materia povera, tecnica precisa.
Una tecnica che si può imparare
La cartapesta non richiede macchinari. Richiede una mano che modella, pazienza nell'asciugatura e qualcuno che ti mostri i due o tre passaggi in cui si sbaglia sempre: quanta colla mettere, come stendere gli strati, quando staccare. In un pomeriggio di laboratorio si imparano meglio che in dieci video. Se il carnevale ti lascia voglia di provare, cerca un laboratorio di modellazione, ceramica o scultura in zona: il gesto di partenza, togliere e aggiungere materia con le dita, è lo stesso.
Domande frequenti
- Quando si tiene il Carnevale di Fano?
- Le sfilate cadono nelle tre domeniche che precedono la Quaresima, quindi le date cambiano ogni anno insieme alla Pasqua. Per l'edizione in corso conviene sempre controllare il calendario ufficiale del Carnevale e del Comune di Fano.
- Perché è considerato il carnevale più antico d'Italia?
- Per un documento del 1347 conservato negli archivi storici comunali, che registra le spese sostenute dal Comune per «el giucho de Charnevale».
- Che cos'è il Getto?
- Il lancio di dolciumi dai carri verso il pubblico durante la sfilata, tradizionalmente nel secondo dei tre passaggi. Dal 2015 si usa il «prendigetto», un cono di cartone rovesciato per raccogliere in sicurezza.
- La cartapesta si può imparare da adulti?
- Sì. Le fasi principali (modellare, calcare, incartare, rifinire) si provano in un laboratorio breve, e i materiali di base sono argilla, carta, colla di farina e gesso.




