Il workshop di candele è uno dei più scelti da chi non ha mai fatto niente con le mani, per tre motivi: si lavora puliti, in un pomeriggio si esce con un oggetto finito, e quell'oggetto si usa davvero. Ma una candela fatta bene non è cera versata in un barattolo. Dietro ci sono tre scelte, la cera, lo stoppino e il profumo, e un workshop serve soprattutto a capire come si fanno.
Le cere: cosa cambia
- Cera di soia: vegetale, morbida, fonde a bassa temperatura. È la più usata per le candele in contenitore, quelle in vetro o in ceramica.
- Cera d'api: profuma già da sola, di miele, ed è più dura. Si usa per le candele a colonna e per quelle arrotolate in fogli.
- Colza e altre cere vegetali: spesso in miscela con la soia, per cambiare consistenza e resa del profumo.
- Paraffina: deriva dal petrolio ed è la più diffusa nelle candele industriali.
Ogni Maker lavora con la sua cera o la sua miscela, e la prima cosa che impari è perché: come si comporta quando fonde, quanto profumo trattiene, come brucia.
Lo stoppino: la parte che decide tutto
È il dettaglio che i principianti sottovalutano, ed è quello che fa la differenza fra una candela che brucia bene e una che delude. Gli stoppini più comuni sono di cotone intrecciato; quelli di legno fanno il piccolo crepitio del camino. Conta soprattutto la misura rispetto al diametro del contenitore:
- Troppo sottile: la fiamma scioglie solo il centro e la candela scava un buco, il cosiddetto tunnel, lasciando la cera sui bordi.
- Troppo grosso: la fiamma è alta, la candela fa fumo nero e si consuma in fretta.
- Storto: brucia da un lato. Per questo, mentre la cera si raffredda, lo stoppino si tiene dritto e al centro con un piccolo supporto.
Il profumo
Si usano fragranze adatte alle candele oppure oli essenziali, e si aggiungono quando la cera è alla temperatura giusta: troppo calda e una parte del profumo se ne va, troppo fredda e non si lega. La quantità la indica il Maker: più profumo non vuol dire una candela più profumata, e oltre una certa dose la candela brucia peggio. Il momento più divertente è la scelta: si annusano le essenze su una striscia di carta, si prova un accordo, agrumi e legni, fiori e spezie. Ricorda che il profumo nella cera liquida è diverso da quello della candela accesa.
Come va un workshop, passo per passo
- L'introduzione: cere, stoppini, regole di sicurezza con la cera calda.
- La scelta: contenitore, stoppino della misura giusta, colore se previsto.
- La fusione: la cera si scioglie a bagnomaria o nel fonditore, controllando la temperatura.
- Profumo e colore, alla temperatura giusta, mescolando bene.
- La colata: lenta, con lo stoppino tenuto dritto.
- L'attesa: la cera ha bisogno di tempo per rapprendersi. È spesso il momento in cui si decora l'etichetta o si fa una seconda cosa più piccola, come una cera profumata da sciogliere.
- La rifinitura: si accorcia lo stoppino e la candela è pronta per il viaggio.
Portarla a casa e accenderla bene
- La prima accensione è la più importante: lascia la candela accesa finché la superficie è sciolta fino al bordo. Se la spegni prima, nelle accensioni successive tende a fare il tunnel.
- Prima di ogni accensione accorcia lo stoppino a circa mezzo centimetro: la fiamma resta ferma e non fa fumo.
- Con le cere vegetali molti consigliano di aspettare qualche giorno prima di accenderla: il profumo si sente meglio.
- Mai incustodita, lontana da correnti d'aria, tende e mani dei bambini.
Le varianti che si possono provare
- In contenitore: la classica, in vetro, latta o ceramica.
- A colonna, con lo stampo: più tecnica, perché la candela deve reggersi da sola.
- In fogli di cera d'api arrotolati: niente cera calda né fiamma durante il lavoro, adatta anche ai bambini se il workshop lo prevede.
- Cere profumate da sciogliere, per i bruciatori: piccole forme che si fanno con la cera avanzata.
Dove provarlo, fra Romagna e Marche
Nelle Marche c'è un paese che alla cera deve il nome: Candelara, sulle colline di Pesaro, dove a dicembre le candele accese diventano una festa. La sua storia è in Candelara e le candele. Per trovare un workshop parti dalla pagina della disciplina, candele, profumeria e cosmesi, oppure dalle pagine delle province di Rimini e di Pesaro e Urbino. Online paghi solo l'acconto, 10 euro a posto, e il resto al Maker il giorno del workshop.
Le candele funzionano bene anche in gruppo: per un compleanno o un addio al nubilato si può chiedere un laboratorio privato con il modulo per gli eventi privati. E se vuoi regalarlo, c'è la gift card, valida 12 mesi.
Domande frequenti
- Quanto dura un workshop di candele?
- In genere due o tre ore, compresa l'attesa perché la cera si rapprenda. La durata esatta è sulla scheda di ogni workshop.
- Che cera si usa in un workshop di candele?
- Dipende dal Maker: spesso cera di soia o cere vegetali in miscela per le candele in contenitore, cera d'api per quelle a colonna o arrotolate. Nel workshop impari perché si sceglie una cera invece di un'altra.
- Posso portare a casa la candela il giorno stesso?
- Di solito sì, quando la cera si è rappresa: la scheda del workshop dice come si ritira quello che hai fatto. Con le cere vegetali conviene aspettare qualche giorno prima di accenderla.
- Un workshop di candele è adatto ai bambini?
- Dipende dalla tecnica: con la cera calda è il Maker a decidere da che età, mentre le candele in fogli di cera d'api arrotolati sono adatte anche ai più piccoli. Se il workshop è adatto ai bambini, la scheda lo dice con la fascia d'età.
- Quanto si paga per prenotare?
- Online solo l'acconto, 10 euro a posto per i workshop di gruppo. Il resto lo paghi al Maker il giorno del workshop, e la cancellazione è gratuita fino a 3 giorni prima.
Acconto di 10 euro a posto, il resto al Maker il giorno del workshop, cancellazione gratuita fino a 3 giorni prima.
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