Un quaderno cucito a mano si riconosce prima ancora di aprirlo. Il dorso non è una piega incollata: è una fila di fascicoli tenuti insieme da un filo, e quando appoggi il quaderno sul tavolo resta aperto da solo, senza che tu debba schiacciarlo con il palmo. In un corso di legatoria si impara a costruire quell'oggetto lì, non a decorare una copertina.
Tipografie, editoria, reparti dove il libro veniva piegato, cucito e vestito prima di arrivare in libreria: a Torino la filiera della carta stampata ha lasciato competenze e attrezzi, e oggi una parte di quel sapere passa dai laboratori che fanno didattica. Qui parliamo del lato cucito: che cosa succede davvero in una giornata, come si riconosce un corso serio e perché la prima cosa che ti insegnano non è il punto, ma il verso della carta.
Che cosa fai davvero in una giornata
Si comincia dalla piegatura. I fogli piani vengono piegati a metà e infilati uno dentro l'altro in piccoli gruppi: ogni gruppo è una segnatura, e un quaderno è fatto di più segnature messe in fila. La piega si chiude con la piegaossa, un attrezzo piatto che schiaccia la fibra senza lucidare la carta come farebbe l'unghia. Poi si fora: si prepara una dima di cartoncino con i segni delle stazioni di cucitura, la si infila dentro la segnatura e si buca con il punteruolo, sempre dall'interno verso l'esterno. Solo a quel punto si cuce, con ago a punta tonda e filo di lino cerato, passando da un fascicolo all'altro secondo lo schema scelto. Alla fine si monta la copertina, si incollano le carte di guardia e si mette tutto sotto peso. Quanti quaderni escono da una giornata cambia da laboratorio a laboratorio: chiedilo prima. Quello che ti porti via in ogni caso è la sequenza, e la stessa sequenza vale anche per un libro intero.
La carta ha un verso, e si sente
Nella fabbricazione della carta industriale le fibre si allineano quasi tutte nella stessa direzione, e quella direzione si chiama grana, o verso. Piegare lungo grana è facile: la piega esce dritta e morbida. Piegare contro grana significa spezzare le fibre di traverso, la piega viene ruvida e tende a crepare. I guai veri arrivano dopo, con la colla e con l'umidità: la carta piegata nel verso sbagliato si imbarca, il dorso fa la pancia e le pagine si increspano. Per capire il verso ci sono due prove veloci: piegare il foglio senza schiacciarlo prima in un senso e poi nell'altro, sentendo da che parte oppone meno resistenza; oppure strappare un angolo nelle due direzioni, perché lungo grana lo strappo viene quasi dritto e contro grana frastagliato. La regola da ricordare è una sola: la grana deve essere parallela al dorso. Vale per le pagine, per le guardie, per la carta della copertina e anche per il cartone.
Copta, punto lungo, nervi: le cuciture e cosa cambiano
Il punto di cucitura non è una scelta estetica: decide come si apre il libro e quanto dura. Quale punto si impara in una giornata cambia da corso a corso, e conviene saperlo prima di prenotare, perché il risultato in mano è molto diverso.
- Copta: i fascicoli si legano fra loro a catenella, senza colla sul dorso, e i piatti si agganciano direttamente alla cucitura. Si apre completamente e resta piatto, con il filo a vista. Non ha tempi di asciugatura, quindi si chiude in giornata.
- Punto lungo: si cuce direttamente attraverso una copertina morbida, in cartoncino o pelle, e i punti restano visibili sul dorso. Pochi passaggi, tenuta buona, poco margine di errore sulla foratura.
- Cucitura su fettucce o su nervi: i fascicoli vengono cuciti attorno a nastri di lino che poi si fissano ai piatti, e il dorso viene incollato e coperto. È la struttura del libro classico: richiede colla, garza, pressa e tempi di asciugatura.
- Cucitura a tre fori: un solo fascicolo, poche pagine, un filo solo. È il libretto, non il quaderno, ma è l'esercizio migliore per capire tensione e nodi.
- Cucitura giapponese: si fora il margine di fogli singoli e si cuce sul lato. È semplice e ordinata, ma il quaderno non si apre piatto e vicino al dorso non ci scrivi comodo.
Corso di legatoria o decoupage travestito
Capita di pagare una giornata di legatoria e di trovarsi a incollare carta decorata su fascicoli già piegati e già forati da qualcun altro. È un laboratorio legittimo, ma è un'altra cosa, e il titolo non lo dice: lo dicono i dettagli della descrizione. Segnali di un corso vero: si parla di grana della carta, c'è una dima e un punteruolo per ogni postazione, il filo è di lino cerato e non spago decorativo, esiste un momento di pressatura, ti spiegano perché una misura è quella e non un'altra. Segnali opposti: kit preconfezionato, la parte più lunga della giornata è scegliere la fantasia della copertina, nessuno nomina mai il dorso. Se stai confrontando più annunci, i criteri generali li trovi in come scegliere il workshop giusto.
Guarda il dorso: è lì che si capisce se hai imparato a cucire un quaderno o a decorarlo.
Che cosa chiedere prima di pagare
- Quante persone ci sono per ogni Maker: la cucitura si impara guardando le mani, e oltre un certo numero il Maker fa solo il giro dei nodi.
- Che cosa esce dalla giornata: un quaderno o due, quale formato, quante segnature, copertina morbida o rigida.
- Se il quaderno si finisce davvero in giornata o se una parte va lasciata sotto peso e ripresa a casa.
- Quali materiali sono inclusi e se puoi portare carta tua: in quel caso chiedi prima se va bene per grammatura e verso.
- Se gli attrezzi sono uno a testa o condivisi: quando il punteruolo gira fra più persone, la foratura diventa una coda.
- Dove si lavora: piano, scale, luce. Forare e cucire per ore vogliono un tavolo alto e luce buona.
Sul prezzo non esiste una cifra giusta in assoluto: cambia con la durata, il numero di partecipanti, i materiali inclusi e l'oggetto che ti porti via. Quello che puoi verificare è che sia tutto scritto prima. Se prenoti su Handsome paghi online un acconto e il saldo si paga in laboratorio il giorno del workshop; le condizioni di cancellazione sono scritte sulla pagina di ogni workshop, quindi leggile prima di confermare. Per capire che cosa fa salire o scendere il costo di una giornata, ne abbiamo parlato in prezzo giusto di un workshop artigianale.
Continuare a casa senza comprare una legatoria
Per rifare a casa quello che hai fatto in laboratorio serve pochissimo, e quasi niente di specialistico: una piegaossa, un punteruolo (va bene anche un ago grosso piantato in un tappo di sughero), qualche ago a punta tonda, un rocchetto di filo di lino da cerare con la cera d'api, una riga di metallo, un taglierino con lame di ricambio e un cartone di scarto come base di taglio. La dima te la fai con il cartoncino di una confezione di biscotti. La pressa, all'inizio, è una pila di libri pesanti su due tavolette: servono solo peso distribuito e tempo. Quello che non ha senso comprare subito è la cesoia, il telaio da cucire, la pelle e il cartone da conservazione: sono acquisti che arrivano quando hai capito quale cucitura ti piace davvero. L'unica voce su cui vale la pena spendere è la carta: fogli grandi, tagliati da te nel verso giusto, cambiano il risultato più di qualsiasi attrezzo. E se dal filo passi all'inchiostro, il mestiere accanto è la stampa manuale: ne abbiamo scritto nel corso di serigrafia a Torino.
Domande frequenti
- Che differenza c'è tra legatoria e rilegatura?
- Nel parlato si usano come sinonimi, ma in laboratorio indicano due lavori diversi. La legatoria costruisce un oggetto nuovo partendo da fogli sciolti: piegatura, cucitura, copertina. Rilegare, e ancora di più restaurare, vuol dire intervenire su un libro che esiste già e che di solito è danneggiato. Un corso introduttivo fa la prima cosa, non la seconda.
- Devo saper cucire per iscrivermi?
- No, e non serve nemmeno saper usare l'ago per il cucito di stoffa: i punti della legatoria si imparano dall'inizio, sono pochi e ripetitivi. Quello che conta davvero è la precisione nella piegatura e nella foratura, non la manualità con il filo. Se fai fatica a infilare l'ago, dillo subito: esistono infila-aghi e aghi con cruna grande.
- Posso portare un libro rotto e farmelo aggiustare?
- In un corso di legatoria di base no. Il restauro del libro è una disciplina a parte, con materiali reversibili e scelte che dipendono dallo stato dell'oggetto, e non si improvvisa in mezzo a un gruppo. Puoi però portarlo e chiedere al Maker un parere su che tipo di intervento servirebbe.
- È adatto ai bambini?
- Dipende dal laboratorio e dall'età. Si usano punteruoli, aghi e taglierini, quindi controlla se il corso indica un'età minima. Se la pagina del workshop non lo dice, chiedilo prima di prenotare, e chiedi anche al Maker se esiste una versione adatta ai più piccoli, con la foratura già impostata: è un'altra attività e va concordata.
Le date aperte in città. Le condizioni di cancellazione sono scritte sulla pagina di ogni workshop.
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