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Come creare un sito da soli se sei un artigiano: cosa serve davvero, in che ordine

·8 min·Team Handsome
Come creare un sito da soli se sei un artigiano: cosa serve davvero, in che ordine

Foto: Andrea Piacquadio / Pexels

Chi cerca come creare un sito per artigiani di solito parte dalla domanda sbagliata: quale strumento uso? Prima ne viene un'altra: a cosa deve servire il sito. Se la risposta è chiara, la scelta fra site builder e WordPress si fa in dieci minuti e il sito è online in un fine settimana. Questa guida mette le cose in ordine: obiettivo, strumento, dominio, testi, foto, scheda Google, tempo. In chiusura, la strada più corta per chi fa workshop.

Prima di tutto: a cosa serve il tuo sito

Un sito da artigiano fa bene una di queste tre cose. Raramente tutte e tre insieme, e non serve.

  • Farsi trovare. Qualcuno cerca "ceramista Faenza" o "liutaio riparazioni Cremona" e deve arrivare a te: contano nome, città e scheda Google più del design.
  • Mostrare il lavoro. Una sartoria su misura vive di foto: abiti finiti, dettagli, il tavolo da taglio. Il sito è il portfolio che Instagram non mette in ordine.
  • Farsi contattare o prenotare. Un laboratorio di ceramica che fa workshop ha bisogno che chi arriva capisca quando, quanto costa e come si prenota, senza scriverti su tre canali diversi.

Scegli l'obiettivo principale e scrivilo in una frase: "Voglio che chi cerca un corso di tornio a Bologna trovi la mia pagina e prenoti". Ogni decisione che segue si misura su quella frase.

Se il tuo obiettivo è far prenotare workshop, la pagina più importante non è la home: è quella con date, prezzo e bottone "prenota". Costruisci prima quella.

Site builder o WordPress: come scegliere senza farsi vendere niente

Le due strade sono più simili di quanto sembri. Un site builder (Wix, Squarespace, Webflow e simili) ti dà editor, hosting, certificato HTTPS e aggiornamenti in un unico abbonamento: non installi nulla e non manutieni nulla. WordPress è un software open source che scarichi da wordpress.org e installi su un hosting che paghi a parte: il sito è tuo pezzo per pezzo, ma gli aggiornamenti di tema e plugin li fai tu. La domanda giusta non è "quale è meglio", ma "quanto tempo voglio dedicarci dopo il lancio".

  • Scegli un builder se vuoi aprire il portatile una volta al mese, cambiare due date e chiudere. Paghi un canone e non pensi a hosting, backup e sicurezza.
  • Scegli WordPress se vuoi il controllo totale, prevedi di crescere (blog, più lingue, catalogo) o hai già qualcuno che lo sa mantenere. WordPress.org indica come requisiti PHP 8.3 o superiore, un database MariaDB 10.11+ o MySQL 8.0+ e HTTPS: se il tuo hosting non li offre, cambia hosting.
  • Non scegliere in base al prezzo del primo anno. Quasi tutti i fornitori hanno un'offerta d'ingresso e un rinnovo più alto: guarda il listino del rinnovo, non lo sconto.

Un liutaio con dieci strumenti da mostrare e un modulo di contatto sta benissimo su un builder; una sartoria che vuole anche vendere online, in un anno finisce su WordPress. L'unico errore vero è cambiare strumento ogni sei mesi.

Il dominio: nome, estensione, chi lo registra

Il dominio è l'indirizzo del sito e va comprato da te, a nome tuo, prima di tutto il resto. Tre regole pratiche.

  1. Nome corto e dicibile. Il tuo nome o quello del laboratorio, più eventualmente cosa fai: "ceramicherossi", "sartoriabianchi". Niente trattini, niente numeri, niente sigle da spiegare al telefono.
  2. Estensione: .it se lavori in Italia. Secondo il Registro .it, un dominio .it può essere registrato da chiunque sia maggiorenne e abbia cittadinanza, residenza o sede in uno dei paesi dello Spazio Economico Europeo (oltre a Vaticano, San Marino, Svizzera e Regno Unito); il nome va da 3 a 63 caratteri e si registra tramite un Registrar, non direttamente al Registro.
  3. Registralo tu, con un tuo account. Anche se il builder te lo offre "incluso", verifica di poterlo trasferire altrove: se cambi strumento, il dominio deve seguirti. Rinnovo annuale, indicativamente contenuto, ma le cifre cambiano da Registrar a Registrar: leggi il listino prima di comprare e attiva il rinnovo automatico.

I testi che funzionano: chi sei, cosa fai, dove, come si prenota

I testi sono la parte che tutti rimandano e che decide tutto. Non servono pagine lunghe: servono quattro risposte chiare, in quest'ordine.

  1. Chi sei. Nome, mestiere, da quanto lo fai, dove hai imparato. Tre righe in prima persona: "Sono Giulia, faccio ceramica a Faenza dal 2015, ho un laboratorio con quattro torni" vale più di qualsiasi "eccellenza artigiana".
  2. Cosa fai. Una sezione per ogni cosa che vendi davvero: pezzi su ordinazione, riparazioni, workshop. Per ogni voce: cosa include, per chi è, quanto dura, quanto costa. Se il prezzo dipende, scrivi da cosa dipende.
  3. Dove. Indirizzo completo, come si arriva, dove si parcheggia, se serve suonare. Per un laboratorio in cortile è la differenza fra un cliente che entra e uno che telefona.
  4. Come si prenota o si chiede un preventivo. Un solo canale principale, spiegato: "scrivimi qui, rispondo entro due giorni lavorativi", oppure un calendario con date e bottone. Per i workshop, di' subito se serve un acconto e come si paga.

Scrivi come parli: frasi corte, niente aggettivi in fila, niente "passione" ogni due righe. E una regola per la home: in cinque secondi devo capire cosa fai e dove; se devo scorrere, è da rifare.

L'errore più costoso è dare per scontato come si prenota: telefono, mail, Instagram e WhatsApp senza un ordine, la gente scrive ovunque e tu rispondi tardi. Ne parliamo in 5 errori che fanno perdere prenotazioni.

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Le foto: poche, vere, tue

Per un artigiano le foto sono il testo principale. Per la prima versione non serve un fotografo: servono luce naturale, un telefono recente e mezz'ora con il laboratorio in ordine.

  • Quattro soggetti bastano: il laboratorio, le mani al lavoro, il pezzo finito, tu. Chi prenota un workshop vuole vedere il posto e la faccia di chi insegna.
  • Orizzontali per il sito, verticali per i social. Scatta entrambe le versioni nello stesso momento, così non le rifai.
  • Ridimensiona prima di caricare. Una foto del telefono pesa molto più di quanto serve sul web e rallenta la pagina.
  • Niente foto d'archivio. Una mano generica su un tornio generico si riconosce subito e dice il contrario di quello che vuoi dire.

La scheda Google: spesso porta più gente del sito

Il Profilo dell'attività su Google (Google Business Profile) è la scheda che compare su Maps e nei risultati di ricerca quando qualcuno cerca "laboratorio ceramica" nella tua zona. Google conferma che aggiungere o rivendicare la propria attività non ha alcun costo e che, dopo la verifica, i clienti la trovano su Ricerca e Maps. Per chi ha un laboratorio fisico è la cosa più efficace di tutta questa guida.

  • Compila tutto: categoria, indirizzo (o area servita, se lavori a domicilio), orari veri, telefono, link al sito.
  • Carica le stesse foto del sito: laboratorio, lavoro, tu.
  • Chiedi una recensione a ogni cliente contento, subito dopo la consegna o il workshop: cinque recensioni vere valgono più di qualsiasi tema grafico.
  • Prova sito e scheda dal telefono. Google usa la versione mobile delle pagine per indicizzare e posizionare i siti (mobile-first indexing): se sul telefono il bottone "prenota" non si vede, è come se non ci fosse.

Quanto tempo ci vuole davvero

Meno di quanto si teme per lo strumento, più di quanto si pensa per i contenuti. Un ordine realistico, senza contare le pause.

  1. Testi e foto: un pomeriggio ciascuno. È il lavoro vero. Se li prepari prima di aprire il builder, tutto il resto scorre.
  2. Dominio e strumento: un'ora. Registrazione, account, un tema semplice. Non provarne dieci.
  3. Montaggio: una giornata su un builder, indicativamente qualche giorno in più su WordPress fra hosting, installazione, tema e i due o tre plugin che servono davvero.
  4. Scheda Google: mezz'ora per compilarla, più i giorni della verifica, che dipendono dal metodo che Google propone per la tua attività.

Il sito non è mai finito, e va bene così: la prima versione deve rispondere alle quattro domande e avere un bottone che funziona.

Cosa puoi rimandare (e cosa no)

  • Rimanda: il blog, la versione inglese fatta bene, la newsletter, il negozio online, il logo definitivo, le animazioni, il plugin di prenotazioni con dieci opzioni.
  • Non rimandare: HTTPS attivo, telefono ed email visibili in ogni pagina, la scheda Google, il controllo dal telefono, la risposta alla domanda "come si prenota".

Se fai workshop, il punto più delicato è proprio l'ultimo. Gestire date, posti e acconti su un sito fai-da-te significa tenere insieme calendario, modulo e pagamento con strumenti diversi: abbiamo confrontato 7 metodi per gestire le prenotazioni, e quasi tutti reggono finché le prenotazioni sono poche.

L'alternativa: profilo Handsome gratuito, e il sito resta utile

Se il tuo obiettivo principale è far prenotare workshop ed esperienze, per la parte difficile c'è una strada più corta. Su Handsome il profilo Maker è gratuito: hai una pagina pubblica con il laboratorio, i workshop con date e posti, e il catalogo dove ti trovano anche i clienti che non ti cercavano. Il cliente paga online un acconto e salda il resto in loco; l'incasso va direttamente sul tuo conto Stripe e Handsome applica 0% di commissioni sull'incasso: restano solo le commissioni di Stripe. Chi vuole strumenti in più ha l'abbonamento facoltativo Maker Pro (9,90 euro al mese o 95 all'anno).

Il sito non diventa inutile. Resta il posto dove racconti chi sei, mostri i pezzi su ordinazione e gestisci le richieste che non sono workshop: dal sito metti un link "prenota un workshop" che porta al profilo, e hai tutte e tre le funzioni coperte. Il confronto completo fra fai-da-te e piattaforma è in Sito web + Calendly o Handsome.

Domande frequenti

Serve la partita IVA per aprire un sito?
Per un sito vetrina no: dominio e hosting si possono intestare a una persona fisica. Nel momento in cui incassi entrano in gioco le regole fiscali della tua attività: chiedilo al commercialista prima di mettere online i prezzi.
Meglio .it o .com?
Se lavori in Italia, .it è la scelta naturale per chi ti cerca. Se hai o vuoi clienti stranieri, registra anche il .com e fallo puntare allo stesso sito, così nessuno finisce sul dominio di qualcun altro.
Posso usare solo Instagram al posto del sito?
Instagram serve a farsi vedere, non a farsi trovare: chi cerca su Google "corso ceramica" con il nome della tua città non arriva sul tuo profilo. Sito e scheda Google rispondono alle ricerche; Instagram alimenta il passaparola. Servono entrambi.
Quanto costa mantenere un sito ogni anno?
Tre voci: rinnovo del dominio, hosting o canone del builder, eventuali tema e plugin a pagamento. Le cifre cambiano spesso e dipendono dal fornitore: guarda i listini di rinnovo, non le offerte del primo anno.
Se apro il profilo Handsome mi serve ancora il sito?
Per i workshop no: pagina, calendario, acconto e incasso sono già pronti. Il sito resta utile per il resto del tuo lavoro e per il dominio a tuo nome: la cosa più semplice è tenerli entrambi e collegarli.

Workshop con date e posti, acconto online e incasso diretto sul tuo conto Stripe. Il sito lo fai con calma.

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