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50 captions to use on social media if you are a maker

·6 min·Team Handsome
50 captions to use on social media if you are a maker

Foto: cottonbro studio / Pexels

Il pezzo è venuto bene, la luce era giusta, la foto è fatta. Poi si apre il riquadro della didascalia e non esce niente — così si finisce per scrivere *"nuova creazione disponibile"*, che è la frase che scrive chiunque e che non ferma nessuno. Qui ce ne sono cinquanta da copiare, divise per situazione.

Una regola prima di tutto: cambia sempre un dettaglio. Il nome del materiale, le ore che ci sono volute, la città. Una frase generica funziona a metà; la stessa frase con dentro una cosa vera funziona il doppio.

Quando mostri il lavoro in corso

  • Non è finito. È il momento in cui decide cosa vuole diventare.
  • Tre ore per arrivare qui. Nella foto sembrano tre minuti.
  • Questa è la parte che non si vede mai. È anche l'unica in cui si può ancora sbagliare tutto.
  • Il banco a fine giornata dice più cose di qualsiasi vetrina.
  • Sporco fino ai gomiti. Sì, va bene così.
  • Le mani sanno cosa fare prima che glielo dica io.
  • Oggi si aspetta. Certe cose non si possono accelerare.
  • Qui dentro c'è il rumore di un mestiere che nessuno sente mai.
  • Prima di essere un oggetto è stato un errore, poi un'idea, poi un tentativo.
  • Non è lento. È il tempo che ci vuole.

Quando pubblichi il pezzo finito

  • Fatto a mano vuol dire che nessun altro ne avrà uno uguale. Nemmeno io.
  • Ci ho messo più tempo di quanto convenga. L'ho fatto lo stesso.
  • Le piccole imperfezioni sono la firma. Se fossero identici, li avrebbe fatti una macchina.
  • Uscito dal forno stamattina. Non mi stanco mai di questo momento.
  • Un oggetto che passerà più anni in casa tua di quanti ne ho messi io a farlo.
  • Il bello di questo mestiere è che ogni pezzo ti insegna il successivo.
  • Questo l'ho rifatto due volte. La seconda era quella giusta.
  • Non è perfetto. È esatto, che è un'altra cosa.
  • Se lo guardi da vicino vedi il segno delle dita. È voluto.
  • Finito. Adesso la parte difficile: lasciarlo andare.

Quando annunci un workshop o un corso

  • Non serve saper fare niente. Serve avere voglia di provare.
  • Alla fine del pomeriggio esci con una cosa fatta da te. Non comprata: fatta.
  • Pochi posti, e non è una strategia: è che di più non ci si sta.
  • Vieni da solo, vai via con altre sei persone che hanno le mani sporche come te.
  • Tre ore in cui non guardi il telefono. Già solo per quello vale.
  • Il primo pezzo viene storto a tutti. Poi succede una cosa.
  • Chi entra dicendo "io non sono capace" è sempre quello che se ne va più contento.
  • Ti insegno una cosa che ho imparato in anni. In un pomeriggio non diventi bravo, ma capisci come funziona.
  • Porta le mani e la voglia di sporcarle. Al resto pensiamo noi.
  • Un regalo che non si impacchetta: si fa insieme.

Quando qualcosa va storto

Sono le didascalie che funzionano meglio di tutte, e che quasi nessuno pubblica. Un pezzo rotto racconta il mestiere più di dieci pezzi riusciti.

  • Aperto il forno stamattina. Non è andata come speravo.
  • Questo non lo vedrete finito. Ve lo mostro lo stesso.
  • Venti ore di lavoro, una crepa. Succede, e fa parte del conto.
  • Chi vi mostra solo le cose riuscite vi sta mostrando metà del mestiere.
  • Sbagliato. Ricomincio da capo, stavolta sapendo una cosa in più.
  • Il fallimento in ceramica ha un suono preciso. Oggi l'ho sentito.
  • Non tutti i tentativi diventano oggetti. Alcuni diventano esperienza.
  • Buttato via. Senza drammi: è così che si impara.
  • L'errore di oggi è la tecnica di fra due anni.
  • Va bene così. Domani ci riprovo.

Quando parli di te e del laboratorio

  • Ho lasciato un lavoro sicuro per fare questo. Rifarei tutto.
  • Il laboratorio non è dove lavoro. È dove torno.
  • Mi chiedono spesso quanto ci vuole per imparare. La risposta onesta è: non si finisce.
  • Ogni pezzo che esce da qui ha dentro una parte di giornata storta e una di giornata buona.
  • Non vendo oggetti. Vendo il tempo che ci ho messo, e la differenza si sente.
  • Sono cresciuto guardando qualcuno fare questo. Adesso tocca a me.
  • Qui dentro non c'è niente di veloce. È esattamente il motivo per cui ci sto bene.
  • Le mani invecchiano prima nel mio mestiere. Ne vale la pena.
  • Compri un oggetto e paghi una persona. Funziona così, e non è poco.
  • Ci sono giorni in cui non esce niente di buono. Poi ce n'è uno in cui esce tutto.

Come non farle sembrare copiate

Una frase presa da un elenco si riconosce quando resta nuda. Basta poco per farla diventare tua, e sono tre cose.

  1. Aggiungi un numero vero. Non "ci ho messo tanto" ma "quattro ore". Non "tanti tentativi" ma "il terzo".
  2. Nomina la materia. Gres, guado, cuoio al vegetale, lievito madre. Le parole del mestiere fanno il mestiere.
  3. Chiudi con una domanda solo se ti interessa la risposta. "Voi cosa ne pensate?" appiccicato in fondo si vede lontano un chilometro.

La didascalia migliore non è quella più bella. È quella che poteva scriverla solo chi era in quel laboratorio, quel giorno.

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