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Team building a Torino: laboratorio artigiano o escape room?

·7 min·Team Handsome
Team building a Torino: laboratorio artigiano o escape room?

Foto: Pexels

La mail arriva sempre allo stesso modo: «Organizziamo qualcosa per il team, entro fine trimestre». E sul tavolo di chi si occupa di persone in un’azienda torinese finiscono quasi sempre le stesse due proposte: un’escape room in centro o a San Salvario, oppure un laboratorio con un Maker, in sede o nel suo spazio. Sembrano parenti: entrambe portano le persone fuori dall’ufficio, entrambe promettono di «fare squadra». In realtà rispondono a bisogni opposti, e sceglierle guardando la locandina è il modo più sicuro per sbagliare. Qui non trovi un elenco di attività: trovi i parametri scomodi, quelli su cui la scelta si decide davvero.

Chi resta fuori, e nessuno lo dice

In un’escape room il tempo è l’avversario e si vince ragionando in fretta, ad alta voce, in italiano. Chi elabora con calma, chi non ha l’italiano come prima lingua, chi soffre gli spazi chiusi o la penombra, chi si muove con una sedia a ruote o con un bastone, chi detesta essere messo alla prova davanti ai colleghi: per tutte queste persone la stanza chiusa a chiave non è un gioco, è un pomeriggio da far passare. E dentro non c’è dove andare. Nessuno dirà «sei stato inutile», ma il gruppo lo registra, e lo registra anche l’interessato.

Il laboratorio esclude anche lui, in modo meno visibile. Chi ha le mani che tremano, un’artrite, una vista che fatica sui dettagli piccoli; chi è allergico a un materiale, come il nichel di certe leghe, le polveri o i profumi delle cere; chi ha il terrore di fare brutto davanti al capo. La differenza è che chi conduce può adattare sul momento: tessere più grandi nel mosaico, un attrezzo diverso, un pezzo più semplice per chi ne ha bisogno, senza che nessuno se ne accorga. Il ritmo è quello del singolo, non della squadra, e alla fine non c’è una classifica. Funziona però solo se il Maker lo sa prima: il brief deve contenere le persone, non solo quante sono.

Prima di scegliere, scorri l’elenco dei nomi e chiediti chi passerebbe un brutto pomeriggio. Se ti viene in mente qualcuno, la scelta si costruisce attorno a quella persona: non è un’eccezione da gestire, è il criterio.

Cosa resta il lunedì dopo

Dell’escape room resta una storia e una foto di gruppo con il cartello della stanza. È una buona storia, dura una settimana di pause caffè, poi si consuma e chi non c’era smette di chiederla. Del laboratorio resta un oggetto, storto, con un’impronta dove non doveva esserci, appoggiato sulla scrivania o sul tavolo di cucina; e resta un gesto imparato, che è la parte che nessun preventivo mette in elenco. L’oggetto racconta la giornata senza che nessuno debba raccontarla, anche ai colleghi che quel giorno erano in ferie. Serve onestà, però: se il pezzo è un gadget qualsiasi, finisce in un cassetto come qualsiasi gadget. Regge nel tempo quando la persona l’ha fatto con le sue mani e quando serve a qualcosa: una tazza, un taccuino cucito, un portacarte in cuoio, un tagliere.

C’è anche quello che resta all’azienda. Da una stanza in penombra escono poche foto utilizzabili. Da un laboratorio escono mani, materiali e pezzi in lavorazione: immagini che si possono usare nella comunicazione interna senza mettere in imbarazzo nessuno, perché non servono facce. Chiedi comunque il consenso e chiedi al Maker di fotografare i pezzi, non le persone. Su cosa rende un pomeriggio del genere memorabile, e quindi raccontabile, c’è un approfondimento dedicato.

Il gruppo misto: il capo, lo stagista e chi non parla italiano

L’escape room mette in scena la gerarchia. Nella stanza qualcuno prende il comando, e di solito è chi lo ha già in ufficio. A volte è rivelatore, perché la persona più junior risolve l’enigma su cui il responsabile si era impuntato; a volte è solo imbarazzante, perché il responsabile blocca tutti e il gruppo lo lascia fare per abitudine. Se nel team ci sono colleghi che lavorano in un’altra lingua, gli enigmi verbali li tagliano fuori in silenzio. Nel laboratorio sono tutti principianti nello stesso momento, il capo non ha alcun vantaggio e l’unica autorità nella stanza è il Maker. La lingua pesa meno perché il gesto si mostra, non si spiega.

Due accorgimenti pratici, validi con qualunque tecnica. I tavoli si compongono prima, mescolando reparti e anzianità, perché lasciati liberi i colleghi si siedono come in mensa. Le coppie di lavoro, quando la tecnica le prevede, si decidono a tavolino e non a caso. Per la parte logistica, cioè formato, spazio e disdette dell’ultimo minuto, vale quanto scritto nella guida su come organizzare un team building creativo a Bologna: cambia la città, non cambiano i problemi.

Gruppo grande, pomeriggio corto: la logistica a Torino

L’escape room scala per stanze: un gruppo grande si spezza in squadre, in stanze diverse e spesso in orari diversi, e il team building diventa un torneo tra reparti. Può essere esattamente quello che vuoi, o esattamente il contrario. Il laboratorio scala per tavoli e per mani: chi conduce segue un certo numero di persone e oltre quella soglia serve un assistente, un secondo Maker o un pomeriggio diviso in turni. Si può fare in sede, con una sala riunioni dai tavoli protetti, luce buona e un punto acqua, oppure nello spazio del Maker. A Torino i laboratori stanno in quartieri come Vanchiglia, Aurora, Borgo Dora o San Salvario, e per un’azienda di zona Lingotto o della cintura è già una piccola trasferta: in tram o a piedi sotto i portici, che diventa parte del pomeriggio e non un costo.

Sul preventivo, più che confrontare i totali, conviene capire cosa li muove. In un laboratorio pesano il numero di persone, il materiale (l’argento e il cuoio non costano come la carta), la durata, la sede o lo spazio del Maker, quante persone segue chi conduce e se l’oggetto ha bisogno di una seconda consegna, come la ceramica che deve passare in forno. In un’escape room pesano quante stanze ti servono e l’orario. Sono due strutture di costo diverse: chi le confronta a parità di totale sta confrontando cose che non si somigliano.

Quando ha ragione l’escape room, e quando il laboratorio

  • Scegli l’escape room se il gruppo è piccolo, omogeneo, si conosce bene e cerca adrenalina; se avete solo un fine pomeriggio prima di cena; se è un team commerciale che gode a competere e sa perdere; se nessuno dei nomi in elenco ti ha fatto esitare.
  • Scegli il laboratorio se il gruppo è misto per età, lingua o ruolo; se l’obiettivo è abbassare la voce dopo un periodo duro, non alzarla; se stai integrando nuovi assunti e vuoi che facciano qualcosa insieme, non che vincano qualcosa insieme; se vuoi che della giornata resti una traccia fisica.
  • Fai entrambe, in momenti diversi dell’anno, se il team è abbastanza grande da contenere tutti e due i caratteri. È la risposta meno elegante e spesso la più giusta.

Un gioco misura quanto sei veloce. Un mestiere ti chiede solo di restare al tavolo, e alla fine hai qualcosa in mano.

Se la scelta cade sul laboratorio, il lavoro vero per chi organizza è trovare il Maker giusto per quel gruppo, non uno qualsiasi. Su Handsome un’azienda descrive l’evento nella pagina dedicata alle aziende: quante persone, dove, che tipo di gruppo, cosa vuoi che resti. Handsome propone il Maker adatto e resta l’unico interlocutore, con una sola fattura, anche quando allo stesso evento vuoi abbinare regali o gadget fatti a mano per i partecipanti. Le discipline possibili, dal legno al cuoio alla carta, sono raccolte nella pagina cosa puoi fare.

Domande frequenti

Meglio un laboratorio artigiano o un’escape room per il team building aziendale?
Dipende da chi c’è nel gruppo, non dall’attività. L’escape room funziona con gruppi piccoli, omogenei e competitivi che hanno poco tempo. Il laboratorio artigiano funziona con gruppi misti per età, lingua e ruolo, quando l’obiettivo è fare qualcosa insieme e portare a casa un oggetto. Il criterio decisivo è chi resterebbe escluso: se un nome ti fa esitare, scegli attorno a quella persona.
Un laboratorio artigiano funziona anche con colleghi che non parlano italiano?
Sì, ed è uno dei suoi vantaggi. La tecnica si mostra con le mani prima che con le parole: il Maker fa vedere il gesto e lo ripete al tavolo. In un’escape room gli enigmi sono quasi sempre verbali e in italiano, e chi non padroneggia la lingua resta a guardare.
Il laboratorio si può fare nella sede dell’azienda a Torino?
Sì, con tecniche che non richiedono forno o attrezzature fisse: cuoio, carta e legatoria, legno su piccoli formati, tessile, mosaico su supporti ridotti. Servono tavoli protetti, buona luce e un punto acqua. Il tornio e la ceramica da cuocere chiedono invece lo spazio del Maker, che in città si trova in quartieri come Vanchiglia, Aurora, Borgo Dora e San Salvario.
Cosa fa variare il costo di un team building in laboratorio?
Il numero di partecipanti, il materiale scelto, la durata, il luogo (in azienda o nello spazio del Maker), quante persone segue chi conduce e l’eventuale seconda consegna dell’oggetto dopo la cottura. Chiedi un preventivo che elenchi queste voci: due proposte con lo stesso totale possono essere esperienze molto diverse.
Come funziona la richiesta per un’azienda su Handsome?
L’azienda descrive l’evento nella pagina dedicata alle aziende: persone, città, data, obiettivo. Handsome propone il Maker adatto, coordina materiali e spazio e resta l’unico interlocutore, con un’unica fattura. Allo stesso evento si possono abbinare regali o gadget fatti a mano per i partecipanti.

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