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Regali fatti a mano a Milano: quando conviene l'oggetto e quando l'esperienza

·8 min·Team Handsome
Regali fatti a mano a Milano: quando conviene l'oggetto e quando l'esperienza

Foto: archivio Handsome

A Milano comprare un oggetto è la cosa più facile del mondo. Tra il Quadrilatero, il chilometro e mezzo di vetrine in fila di corso Buenos Aires e le consegne a domicilio in giornata, qualunque cosa ti venga in mente si può avere entro domani. Ed è esattamente per questo che qui i regali funzionano male: non perché manchi la scelta, ma perché ce n'è troppa, e chi riceve ha già quasi tutto quello che gli serve.

Ci sono due modi per uscire dal problema, e vengono spesso confusi. Il primo è il regalo fatto a mano: un oggetto prodotto da una persona, non da una linea. Il secondo è il regalo-esperienza: un'attività da fare, non una cosa da tenere. Non sono la stessa cosa, non risolvono lo stesso problema e non si scelgono con gli stessi criteri. Questa guida separa le due strade e dice quando conviene l'una e quando l'altra.

Cosa dice la ricerca sui regali che si fanno, invece che si hanno

Non è una trovata di marketing: è un filone di ricerca consolidato nella psicologia dei consumi. Nel 2003 Leaf Van Boven e Thomas Gilovich pubblicarono sul Journal of Personality and Social Psychology uno degli studi di riferimento sul tema, «To do or to have? That is the question»: una volta coperti i bisogni di base, gli acquisti fatti per vivere un'esperienza rendono le persone più felici degli acquisti fatti per possedere un oggetto.

Sui regali in particolare, il lavoro di riferimento è quello di Cindy Chan e Cassie Mogilner, uscito sul Journal of Consumer Research nel 2017. Analizzando scambi di regali reali, le due ricercatrici hanno trovato che i regali-esperienza rafforzano il rapporto tra chi dona e chi riceve più dei regali materiali. E hanno trovato due dettagli che pesano molto al momento di scegliere: l'effetto si produce anche quando l'esperienza viene vissuta da soli, senza chi l'ha regalata; e non nasce nell'istante in cui il pacchetto viene aperto, ma nel momento in cui l'esperienza viene vissuta, per l'intensità dell'emozione che quel momento produce.

Il risvolto pratico di quella scoperta è brutale: se regali un'esperienza, la confezione conta poco e la data conta moltissimo. Un regalo che nessuno prenota non produce nessuna emozione, quindi nessun effetto.

C'è un terzo dato utile, e viene dallo studio «Waiting for Merlot» di Amit Kumar, Matthew Killingsworth e Thomas Gilovich, pubblicato su Psychological Science nel 2014: anche l'attesa cambia natura. Aspettare un'esperienza è un'attesa fatta di eccitazione; aspettare un oggetto è un'attesa fatta soprattutto di impazienza. Un regalo consegnato a dicembre per una data di marzo, quindi, non è un regalo a metà: sono tre mesi in più di regalo.

Il regalo fatto a mano: a Milano si riconosce, se sai cosa chiedere

Milano ha costruito la sua reputazione sul disegno più che sulla mano, ma la mano non l'ha mai persa. La Veneranda Fabbrica del Duomo lavora ancora il marmo di Candoglia, la cava che Gian Galeazzo Visconti le cedette nel 1387 insieme al trasporto gratuito lungo le vie d'acqua; il cantiere marmisti è tuttora attivo e da lì escono blocchi squadrati, elementi architettonici e statue per la cattedrale. Più di sei secoli dopo, in città si continua a fare le cose a mano. Il problema non è che non ce ne siano: è distinguerle da quello che le imita.

Il primo strumento è pubblico e gratuito. Regione Lombardia tiene un registro delle attività storiche — negozi, locali e botteghe artigiane con almeno quarant'anni di attività continuativa — consultabile online, con una scheda dedicata per ogni attività riconosciuta. Nella sola Città metropolitana di Milano le attività iscritte sono più di ottocento. Non è un elenco di idee regalo, ma è un elenco di posti che hanno superato quarant'anni di mercato milanese: come punto di partenza vale più di qualsiasi classifica.

Il secondo strumento sono tre domande da fare al banco, e funzionano ovunque.

  • «Chi l'ha fatto?» Se la risposta è un nome e un luogo, sei sulla strada giusta. Se è «è della nostra collezione», stai comprando un prodotto industriale con un'estetica artigianale addosso.
  • «Con che materiale?» Chi lavora davvero risponde con precisione — il tipo di argilla, la concia della pelle, il titolo dell'argento — perché il materiale è metà del mestiere. Chi rivende risponde con un aggettivo.
  • «Se si rompe, si ripara?» Un oggetto fatto a mano di solito è riparabile, e chi l'ha fatto sa dirti come e quanto costa. È la domanda che smonta più in fretta le finte botteghe.

Il limite del regalo fatto a mano, però, resta quello di tutti gli oggetti: occupa spazio. In una città dove i metri quadri costano quello che costano, regalare un oggetto ingombrante a chi vive in quaranta metri quadri non è un pensiero: è un problema logistico che passa di mano.

Il regalo-esperienza si sceglie sulla persona, non sulla disciplina

Qui l'errore più comune è partire dalla disciplina che piace a te. Un workshop di ceramica al tornio è un regalo bellissimo per chi ha pazienza e pessimo per chi si innervosisce quando una cosa non riesce al primo tentativo. Prima della materia viene la persona: cinque domande restringono il campo in un paio di minuti.

  1. Quanta pazienza ha? Tornio, incisione e legatoria chiedono ripetizione e tolleranza all'errore. Cucina, cosmesi naturale, mosaico e composizione floreale danno soddisfazione molto prima.
  2. Vuole tornare a casa con qualcosa? Per certe persone il pezzo finito è metà del regalo. Attenzione però: non tutti i materiali si portano via subito, la ceramica va essiccata e cotta e il ritiro può slittare di settimane. Va detto prima, non dopo.
  3. Ci va da sola o accompagnata? Un posto singolo e due posti sono due regali diversi. Se il destinatario è timido, due posti valgono molto più di un corso più lungo.
  4. Quanto tempo ha davvero? Chi ha figli piccoli o lavora su turni non ha bisogno di un corso da otto lezioni: ha bisogno di tre ore in una data che regge.
  5. Ci sono limiti fisici o allergie? Mani, polsi e schiena lavorano parecchio in un laboratorio. Lattice, resine, farine e oli essenziali sono ricorrenti: una domanda in anticipo evita un regalo inutilizzabile.
Se dopo queste cinque domande sei ancora indeciso, non forzare la scelta. È esattamente il caso in cui la gift card non è una scorciatoia, ma la risposta giusta.

Data certa o gift card: quando conviene l'una, quando l'altra

La data certa conviene quando conosci bene i gusti della persona, quando l'occasione ha già un giorno suo — un compleanno, un anniversario, una laurea — o quando avete deciso di andarci insieme. In quei casi prenoti tu, e il regalo è chiuso: c'è un luogo, un'ora e un posto riservato.

La gift card conviene nella situazione opposta: non conosci le disponibilità della persona, il regalo parte con largo anticipo, è un regalo di gruppo in cui ognuno mette una quota, oppure la scelta è così personale che la parte bella è lasciarla fare a chi riceve.

Su Handsome la gift card è pensata per questa seconda ipotesi: l'importo lo scegli tu, il destinatario riceve il codice via email ed è valida dodici mesi dall'acquisto su qualsiasi workshop della piattaforma. Quando copre l'intero costo dell'esperienza scelta, chi la riceve non paga nulla, né alla prenotazione né il giorno del laboratorio.

Una precisazione onesta, visto che parliamo di Milano: Handsome è nata sull'Adriatico e la Lombardia è ancora in costruzione, quindi il catalogo milanese è più corto di quello romagnolo o marchigiano. Vale la pena guardare cosa c'è prima di decidere, e la gift card resta comoda proprio perché non lega il regalo a un evento singolo né a una città sola.

Se in questo momento non trovi la data giusta, la gift card lascia scegliere a chi riceve.

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Cosa aspettarsi davvero il giorno del laboratorio

Un regalo-esperienza ha una parte che i cofanetti patinati non raccontano mai, ed è meglio dirla a chi riceve: evita delusioni e fa prendere sul serio la data.

  • Non si esce con un pezzo perfetto. Si esce con un pezzo proprio, che è una cosa diversa: a distanza di un anno è quello che ti ricordi.
  • Ci si sporca. Argilla, colori, cera e resine non vanno via da tutto: meglio vestiti che possono farsi male.
  • Non è una lezione frontale. In molti laboratori si sta in piedi intorno a un tavolo, si guarda il Maker fare un passaggio e poi lo si rifà con le proprie mani.
  • I gruppi sono piccoli. Un laboratorio artigianale lavora con pochi posti per volta, ed è anche il motivo per cui il regalo funziona: nessuno resta a guardare.
  • Le date simboliche si prendono presto. Sotto Natale e a ridosso di San Valentino la domanda si concentra sugli stessi weekend: se punti a una data precisa, muoviti con anticipo.

Quattro errori che rovinano un regalo-esperienza

  • Regalare la propria passione. È il modo più elegante di farsi un regalo da soli. Se ci tieni a quella disciplina, proponi di andarci insieme.
  • Consegnare un codice e sperare. Un'esperienza va prenotata. Se resta una email non aperta, l'unica cosa che produce è un senso di colpa con la data di scadenza.
  • Scegliere un corso lungo per chi non ha tempo. Otto serate sono un impegno, non un regalo. Meglio un incontro singolo fatto davvero che un percorso abbandonato alla seconda lezione.
  • Non dire niente per non rovinare la sorpresa. La sorpresa si può tenere fino alla consegna, ma dopo serve una conversazione su quando andarci, altrimenti la data slitta all'infinito.

Il filo che tiene insieme tutto questo è semplice, e vale sia per l'oggetto sia per l'esperienza: un regalo fatto a mano non è un regalo più costoso, è un regalo con dentro una persona. In un oggetto quella persona l'ha fatto per te; in un workshop quella persona te lo insegna. La differenza è che nel secondo caso, tra sei mesi, chi ha ricevuto il regalo saprà ancora raccontarti la giornata.

Domande frequenti

Meglio regalare un oggetto fatto a mano o un'esperienza?
Dipende dalla persona e dallo spazio che ha. L'oggetto resta e ce l'hai sotto gli occhi tutti i giorni, ma occupa posto e rischia di sovrapporsi a qualcosa che c'è già. L'esperienza non occupa nulla e, secondo la ricerca sui regali (Chan e Mogilner, Journal of Consumer Research, 2017), rafforza il rapporto tra chi dona e chi riceve più di un regalo materiale. Per chi ha già tutto, l'esperienza è quasi sempre la scelta migliore.
E se poi la gift card non viene mai usata?
È il rischio principale di questo tipo di regalo, e si previene parlandone. Consegna la gift card dicendo esplicitamente che serve scegliere una data, e se puoi proponi di prenotare insieme nei giorni successivi. La gift card Handsome è valida dodici mesi dall'acquisto, quindi c'è tempo, ma il tempo da solo non basta: serve una conversazione.
Posso regalare un workshop a due persone?
Sì, prenotando due posti sullo stesso evento. Per un regalo di coppia o per un'amicizia è quasi sempre meglio due posti a un incontro singolo che un posto solo a un percorso lungo. Controlla nell'annuncio quanti posti restano, perché i gruppi dei laboratori artigianali sono piccoli per natura.
A Milano ci sono workshop artigianali su Handsome?
Il catalogo lombardo è in costruzione: Handsome è partita dall'Adriatico e Milano è tra le città su cui stiamo lavorando, quindi la disponibilità cambia nel tempo. Il modo onesto di rispondere è: guarda la pagina di Milano e vedi cosa c'è nelle tue date. Se non trovi quello che cerchi, la gift card non scade subito e lascia scegliere a chi riceve.

Se non sai ancora la data giusta, la gift card Handsome vale dodici mesi dall'acquisto su qualsiasi workshop della piattaforma.

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