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Bologna sotto i portici UNESCO: botteghe ed esperienze artigianali nel Quadrilatero

·8 min·Team Handsome
Bologna sotto i portici UNESCO: botteghe ed esperienze artigianali nel Quadrilatero

Foto: Pexels (37015845) — licenza Pexels

I portici di Bologna sono nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2021, ma l'iscrizione non riguarda i portici in generale: riguarda dodici tratti selezionati. È una distinzione che cambia il modo di camminare in città, perché ti dice dove stai passando e perché proprio quel tratto è stato scelto. Il Quadrilatero, il reticolo di vicoli dietro Piazza Maggiore, non è una delle dodici componenti, ma ci si affaccia da una. Ed è il posto dove il rapporto tra portico e mestieri si legge meglio, anche adesso che molti di quei mestieri non ci sono più.

L'essenziale: iscrizione nel 2021, sito seriale di dodici componenti selezionate fra i 62 km di portici presenti in città. Il Quadrilatero è delimitato da via Rizzoli, via Castiglione, via Farini e via dell'Archiginnasio, e i nomi delle sue strade sono l'elenco dei mestieri che ci stavano dentro.

Cosa è patrimonio UNESCO, e cosa no

L'iscrizione risale al 2021 ed è stata motivata con il criterio (iv): i portici bolognesi come esempio eccezionale di una tipologia architettonica in evoluzione continua. Il sito è seriale, cioè non è una linea unica: sono dodici componenti, insiemi di portici e delle aree costruite intorno, scelte — come scrive il Comune di Bologna sul sito dedicato — fra i 62 km di portici della città. Detto in modo pratico: quasi tutti i portici di Bologna restano portici, ma solo dodici insiemi sono il sito UNESCO.

  • Santa Caterina e Saragozza
  • Santo Stefano e Mercanzia
  • Galliera
  • Baraccano
  • Pavaglione, Banchi e Piazza Maggiore
  • San Luca
  • Università e Accademia
  • Certosa
  • Cavour, Farini e Minghetti
  • Strada Maggiore
  • «Treno della Barca»
  • MAMbo

Due dettagli smontano subito l'idea del sito puramente medievale. Il primo: l'obbligo di costruire il portico entra negli statuti comunali nel 1288, ma la serie riconosciuta arriva dal XII secolo a oggi, e fra i materiali del sito ci sono legno, pietra, mattone e cemento armato. Il secondo: due componenti sono del Novecento, il «Treno della Barca» — l'edilizia residenziale porticata del quartiere Barca — e l'area del MAMbo. Non è un elenco di cose antiche: è una tipologia che la città ha continuato a usare.

Il Quadrilatero: i nomi delle strade sono un catasto dei mestieri

Il Quadrilatero è l'area chiusa da via Rizzoli, via Castiglione, via Farini e via dell'Archiginnasio. Dal Medioevo in avanti è stata la zona del commercio cittadino, e le corporazioni — le Arti — erano raggruppate per via. La cosa si legge ancora dai nomi, senza bisogno di pannelli:

  • Via Clavature, dalle serrature lavorate dai fabbri.
  • Via Drapperie, dalle botteghe dei venditori di stoffe.
  • Via Pescherie Vecchie, dai pescivendoli, che nel 1286 dovettero spostarsi da Piazza Ravegnana per fare posto alla piazza che conosciamo oggi.
  • Via Caprarie, dalla sede dell'Arte dei macellai.
  • Via Orefici, dalle botteghe degli orafi.
  • Via Calzolerie, dalle botteghe e dalla sede dell'Arte dei calzolai.

E si legge anche da quello che non c'è più. Spaderie, Pellizzerie, Cimarie, Zibonarie erano strade con un nome e un mestiere — spade, pellicce, tessuti, giubbetti — e sono nomi usciti dalla toponomastica. La sostituzione di un mestiere con un altro, qui, non è un fatto recente: è il meccanismo di base della zona da otto secoli.

Cosa sopravvive del commercio artigiano, e cosa no

Camminando oggi nel Quadrilatero si vede una specializzazione netta, ed è il cibo: pescherie, salumerie, fruttivendoli, pastifici, forni, gastronomie. Le lavorazioni non alimentari sono uscite dal reticolo molto tempo fa. Chiamare «bottega artigiana» ogni vetrina del Quadrilatero non è corretto e nemmeno necessario: quello che è rimasto è già raro di suo, cioè attività di vicinato con la stessa insegna per generazioni dentro un centro storico europeo.

Per distinguere esiste un criterio pubblico, non un'impressione. La legge regionale dell'Emilia-Romagna 5/2008 definisce bottega storica un esercizio commerciale al dettaglio, un'impresa artigiana o un pubblico esercizio in attività da almeno 50 anni in modo continuativo nella stessa sede; per i pubblici esercizi denominati «osteria» il requisito scende a 25 anni. Il Comune di Bologna ha istituito nel 2008 un Albo delle botteghe e dei mercati storici, consultabile online. Se vuoi sapere se un'insegna è davvero storica, si verifica lì, non dalla targa in vetrina.

Il lavoro manuale che si può ancora guardare mentre viene fatto, invece, si è distribuito diversamente. La sfoglia tirata a mano è rimasta dentro il centro perché è legata al cibo, e resta la lavorazione bolognese più facile da vedere da vicino: se vuoi sapere cosa succede davvero in una sessione, abbiamo scritto cosa si impara in un corso da sfoglina a Bologna. I laboratori che richiedono forni, presse, banchi e spazio sono quasi tutti fuori dalle quattro vie: è una questione di metri quadri e di affitti, non di vocazione perduta. Vale per la ceramica, per la legatoria, per l'oreficeria — e se è quello che stai cercando, come si sceglie un corso di ceramica a Bologna parte esattamente da questo problema.

L'itinerario a piedi, in un'ora e mezza

Percorso corto, tutto dentro il centro, quasi interamente coperto. Si fa senza biglietti e senza prenotare niente.

  1. Piazza Maggiore, sotto il Pavaglione. Sei dentro la componente UNESCO «Pavaglione, Banchi e Piazza Maggiore»: il Pavaglione è il portico ininterrotto più lungo della città e prosegue nel portico dell'Archiginnasio, sede storica dell'Università.
  2. Attraversa Palazzo dei Banchi. La facciata porticata che chiude la piazza sul lato est ha dei passaggi ad arco: da lì si entra nel Quadrilatero, e il salto tra la scala monumentale e il vicolo stretto avviene in dieci metri.
  3. Via Clavature e via Pescherie Vecchie. La parte più fitta. Qui si guarda in alto, alle insegne, e in basso, ai banchi.
  4. Via Drapperie, via Caprarie, via Orefici, via Calzolerie. Quattro nomi, quattro corporazioni. Il giro si chiude quasi da solo, senza mappa.
  5. Uscita su via Rizzoli o via Castiglione. Da qui hai altre due componenti a portata: «Santo Stefano e Mercanzia» verso sud-est e «Strada Maggiore» verso est. Portici alti e continui, che tengono anche quando piove.
Se hai mezza giornata invece di un'ora e mezza, la seconda parte naturale è il portico di San Luca: da Porta Saragozza al santuario sono circa 3,6 km di portico in salita, il tratto porticato più lungo, ed è una delle dodici componenti. Si sale a piedi, gratis, e non serve prenotare.

Con la pioggia leggera l'itinerario regge benissimo, perché il coperto è quasi continuo. Con la pioggia vera conviene avere un posto dove entrare e restarci: abbiamo raccolto le opzioni in cosa fare a Bologna quando piove, con gli itinerari coperti divisi per zona.

Fare qualcosa con le mani, non solo camminare

Un giro del Quadrilatero si esaurisce prima di pranzo. Se il sabato è lungo, la cosa che regge meglio dopo è un laboratorio: due o tre ore con un Maker, e si esce con un oggetto invece che con venti foto uguali. A Bologna la densità di laboratori è alta, e vale una regola pratica: le sessioni infrasettimanali si trovano molto più facilmente del sabato pomeriggio, che va prenotato con qualche giorno di anticipo.

Su Handsome la cifra che vedi è la cifra che paghi. La Garanzia di prenotazione da 0,50 euro a posto è già compresa dentro quella cifra tonda: al checkout non compare nessuna voce in più. Prenoti con una caparra di 10 euro sui workshop di gruppo e saldi il resto in loco, direttamente al Maker. Fino a 48 ore prima dell'evento la cancellazione è gratuita, con rimborso totale. Handsome non trattiene commissioni sull'incasso del workshop: il pagamento arriva in accredito diretto sul conto del Maker.

Domande frequenti

I portici di Bologna sono tutti patrimonio UNESCO?
No. L'iscrizione del 2021 riguarda un sito seriale composto da dodici componenti, selezionate fra i 62 km di portici presenti in città. Camminare sotto un portico bolognese non significa quindi essere dentro il perimetro UNESCO. L'elenco delle dodici componenti è pubblicato sul sito del Comune di Bologna dedicato ai portici.
Quali sono le dodici componenti UNESCO dei portici di Bologna?
Santa Caterina e Saragozza; Santo Stefano e Mercanzia; Galliera; Baraccano; Pavaglione, Banchi e Piazza Maggiore; San Luca; Università e Accademia; Certosa; Cavour, Farini e Minghetti; Strada Maggiore; «Treno della Barca»; MAMbo. Due di queste sono del Novecento, perché il sito copre i portici dal XII secolo a oggi, cemento armato incluso.
Il Quadrilatero di Bologna è un mercato coperto o un quartiere?
È un'area del centro storico, non un edificio con un ingresso: il perimetro è dato da via Rizzoli, via Castiglione, via Farini e via dell'Archiginnasio. Dentro ci sono strade con banchi e negozi alimentari, e la zona è sede del commercio cittadino dal Medioevo. Le strade si attraversano liberamente, ma le singole attività seguono i loro orari di negozio.
Quanto dura la visita al Quadrilatero e cosa si vede davvero?
Il reticolo è piccolo: un'ora abbondante basta per percorrere con calma via Clavature, Pescherie Vecchie, Drapperie, Caprarie, Orefici e Calzolerie. Si vedono banchi alimentari, attività di vicinato e i nomi delle strade, che sono l'elenco delle corporazioni medievali. Le lavorazioni non alimentari sono uscite dalla zona da secoli: per quelle bisogna cercare i laboratori, che oggi stanno quasi tutti fuori dalle quattro vie.

I market in città e i workshop dei Maker della zona.

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