In un workshop le persone non cercano solo di imparare una tecnica: cercano di sentirsi capaci. Il modo in cui dai feedback può rafforzare questa sensazione o demolirla. Una correzione detta male spegne l'entusiasmo in un istante; la stessa correzione, formulata bene, accende la voglia di riprovare. Saper correggere è una competenza tanto importante quanto saper fare.
È un equilibrio sottile: troppa correzione spegne l'entusiasmo e fa sentire la persona inadeguata; troppo poca la lascia senza la guida per migliorare e ottenere un risultato di cui essere fiera. Trovare il punto giusto — correggere quanto serve, come serve, a chi serve — è una delle competenze che distinguono un artigiano che sa fare da uno che sa anche insegnare. E, come tutte le competenze, si affina con la pratica e con qualche principio chiaro.
Correggi il gesto, non la persona
La prima regola è separare ciò che la persona fa da ciò che la persona è. 'Qui la pressione è un po' troppa, prova così' è un feedback sul gesto. 'Non ci sei portato' è un giudizio sulla persona, e non aiuta mai. Concentrati sempre sull'azione concreta e su cosa fare di diverso, non sul talento o sull'incapacità.
Tre tecniche che funzionano
- Riconosci prima ciò che va: nota un aspetto positivo reale prima di suggerire la correzione. Non è adulazione, è dare un appiglio di fiducia.
- Mostra invece di spiegare soltanto: spesso una correzione fatta con le mani, guidando il gesto una volta, vale più di un lungo discorso.
- Trasforma l'errore in normalità: 'lo fanno quasi tutti all'inizio, è normalissimo' toglie il senso di fallimento e libera la voglia di riprovare.
Il momento e il modo contano quanto le parole
Anche il quando dare feedback fa la differenza. Interrompere troppo presto, prima che la persona abbia provato, le toglie la soddisfazione di scoprire da sé; intervenire troppo tardi, quando l'errore è ormai irrecuperabile, frustra. Il momento ideale è quello in cui un piccolo aggiustamento può ancora cambiare il risultato. E attenzione al contesto: una correzione sussurrata al banco è ben diversa da una fatta davanti a tutto il gruppo, che può mettere a disagio. Il feedback più efficace è discreto, tempestivo e rivolto al singolo.
Leggi la persona che hai davanti
Non tutti vogliono lo stesso tipo di feedback. C'è chi chiede di essere corretto nel dettaglio perché vuole migliorare, e chi è lì soprattutto per rilassarsi e divertirsi. Osserva e adatta: a chi cerca la sfida puoi dare indicazioni più precise; a chi cerca svago basta un incoraggiamento e qualche aggiustamento essenziale. Il feedback giusto è quello calibrato sulla persona.
Domande frequenti
- Quanto devo correggere in un workshop esperienziale?
- Quanto basta perché la persona ottenga un risultato di cui è soddisfatta, non di più. L'obiettivo non è formare un professionista in due ore, ma far vivere il piacere di fare e portare a casa qualcosa di bello.
- Come correggo qualcuno senza farlo sentire incapace?
- Parla del gesto e non della persona, riconosci prima ciò che va, e normalizza l'errore ('lo fanno quasi tutti all'inizio'). Spesso mostrare il gesto con le mani è più efficace e meno frustrante di una lunga spiegazione.
- E se un partecipante non vuole essere corretto?
- Rispettalo: alcune persone sono lì per rilassarsi, non per perfezionarsi. Limitati agli aggiustamenti essenziali per la riuscita del pezzo e lascia loro il piacere di fare a modo proprio.
- Devo dare feedback anche quando va tutto bene?
- Sì, e conta tanto quanto le correzioni: notare ad alta voce ciò che una persona sta facendo bene la incoraggia e le dà fiducia. Un workshop in cui ricevi solo correzioni pesa; uno in cui senti riconosciuti anche i tuoi progressi è molto più gratificante. Il feedback positivo, sincero e specifico, è uno strumento potente quanto quello correttivo.
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