A Roma il souvenir è un'industria a sé. Attorno a ogni monumento c'è la stessa fila di banchi con le stesse quattro cose: la calamita del Colosseo, la maglietta, il portachiavi con la Lupa. Che siano identiche da Piazza Navona a San Pietro dovrebbe già spiegare tutto: quegli oggetti non sono di Roma, sono soltanto venduti a Roma.
Questa guida non è una lista di negozi. Risponde a due domande pratiche: cosa si produce davvero a Roma e nel Lazio e come si capisce, con l'oggetto in mano, se l'ha fatto una persona o una macchina. Vale se sei in città per tre giorni, e vale se a Roma ci vivi e devi fare un regalo.
Il souvenir romano per eccellenza è nato nel Settecento
Dentro San Pietro quasi nessuno dei grandi "quadri" sopra gli altari è un dipinto: sono mosaici, copie fatte tessera per tessera perché l'umidità della basilica rovinava le tele. Per realizzarli e poi mantenerli la Fabbrica di San Pietro tiene una bottega musiva stabile, lo Studio del Mosaico Vaticano, che lavora ancora oggi. È da quel giro di mosaicisti che esce il primo souvenir romano.
Il passaggio decisivo arriva nel Settecento con gli smalti filati: paste vitree opache rifuse e tirate in bacchette sottilissime, da tagliare in tessere microscopiche. L'invenzione è attribuita al mosaicista Giacomo Raffaelli, che la presenta a Roma nell'anno santo del 1775 e la perfeziona con il collega Cesare Aguatti, partendo dagli smalti opachi messi a punto dal fornaciaro Alessio Mattioli. Nasce il micromosaico, e con lui il souvenir di Roma: scatole, tabacchiere e spille con il Colosseo o il Pantheon, comprate dai viaggiatori del Grand Tour, che alloggiavano attorno a Piazza di Spagna.
Cosa si produce davvero a Roma e nel Lazio
Roma non è Faenza, non è Murano, non è Torre del Greco: non ha un unico prodotto tipico da mettere in vetrina, e chi te lo racconta ti sta vendendo qualcosa. Ha avuto un'altra vocazione, quella della città di committenza: si lavorava su commessa per la Chiesa, per le corti, per i pellegrini. Da lì vengono i mestieri rimasti.
Ceramica: la tradizione riconosciuta del Lazio sta nel Viterbese
La ceramica ha una legge tutta sua, la legge 188 del 1990, che la tutela con due marchi — CAT (ceramica artistica e tradizionale) e CQ (ceramica di qualità) — e riconosce i centri di antica tradizione ceramica. Nel Lazio i comuni che fanno parte della rete nazionale delle Città della ceramica stanno tutti in provincia di Viterbo: Viterbo, Acquapendente e Tarquinia. Tradotto: una denominazione "ceramica romana" non esiste, e quello che conta è il laboratorio in cui il pezzo è stato fatto, non la città in cui lo compri.
Mosaico: quello romano si calpesta
Chi cerca il mosaico ha in testa l'oro di Ravenna. A Roma il mosaico antico è pavimentale: marmo e pietra, spesso bianco e nero, e ci si cammina sopra invece di guardarlo in alto. La differenza conta anche quando compri: tagliare marmo a martellina e comporre vetro colorato sono due mestieri con costi diversi. Ne abbiamo scritto nella guida su il mosaico romano e la differenza con quello bizantino.
Oreficeria e argenteria
Il nome che conoscono tutti è Bulgari, nata a Roma dalla bottega di un argentiere greco, Sotirio Bulgari, e diventata la vetrina di via dei Condotti. Ma per chi cerca un regalo la storia utile è un'altra: i banchi da orafo che lavorano ancora in città, dove un anello si fa su misura in pochi giorni e chi te lo vende è la stessa persona che l'ha limato.
Sartoria, civile ed ecclesiastica
Roma ha una sua scuola di sartoria maschile: Brioni nasce qui nel 1945, in via Barberini, dal sarto abruzzese Nazareno Fonticoli e da Gaetano Savini, e nel 1952, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, porta per la prima volta l'uomo in passerella in una sfilata italiana. Accanto c'è una produzione che altrove non ha paragoni: via dei Cestari, vicino al Pantheon, è la strada degli arredi e dei paramenti sacri, dove si riforniscono religiosi da tutto il mondo.
Cuoio e pelletteria
Il Lazio non ha un distretto conciario come la Toscana, e sarebbe disonesto dirti il contrario. Ha però laboratori singoli di pelletteria e calzoleria che lavorano su misura e riparano quello che vendono: il cuoio è la materia in cui la differenza tra fatto a mano e assemblato in serie si vede meglio a occhio nudo.
I nomi delle strade sono ancora la mappa dei mestieri
C'è un modo gratuito per capire che Roma è stata a lungo una città che fabbricava: leggere le targhe. Dal Medioevo le corporazioni di arti e mestieri si raggruppavano strada per strada, anche per la comodità di procurarsi insieme le materie prime.
- Via dei Balestrari, presso Campo de' Fiori: i fabbricanti di balestre.
- Via dei Baullari: i costruttori di bauli da viaggio, sulla strada che porta a Campo de' Fiori.
- Via dei Chiavari: i fabbri specializzati in serrature e chiavi.
- Via dei Coronari: i venditori di corone del rosario, lungo una via medievale che i pellegrini percorrevano per arrivare a San Pietro.
- Via de' Giubbonari: i fabbricanti di giubboni, i giacconi pesanti in uso tra Medioevo e Rinascimento.
Oggi in quelle vie si vende quasi sempre altro, e va bene: le città cambiano. Ma il punto resta valido per chi compra: la domanda giusta davanti a un oggetto non è "è italiano?", è "chi l'ha fatto?".
Cinque controlli da fare in trenta secondi
Nessuno richiede competenze: bastano l'oggetto in mano e la fotocamera del telefono a zoom pieno, che rivela in un secondo il reticolo di puntini di una stampa.
- Ceramica: gira il pezzo. Il piede di norma è senza smalto e sul fondo restano i segni dei distanziatori di cottura. Un decoro dipinto a mano ha pennellate che si sovrappongono e cambiano da pezzo a pezzo; una decalcomania ha un reticolo di puntini regolari.
- Oro e argento: cerca i punzoni. Il decreto legislativo 251 del 1999 impone che i metalli preziosi venduti in Italia portino impressi il titolo in millesimi e il marchio di identificazione del produttore, assegnato dalla Camera di Commercio. I titoli legali sono 750, 585 e 375 per l'oro, 925 e 800 per l'argento: se mancano entrambi i segni, non è un gioiello in metallo prezioso.
- Pelle: guarda la cucitura. La cucitura a sella si fa a mano con due aghi che passano nello stesso foro: i punti risultano inclinati e simmetrici sui due lati e, se uno cede, il resto tiene. La macchina usa il punto annodato, con punti allineati al millimetro.
- Mosaico e pietra: cerca l'irregolarità. Le tessere tagliate a mano non sono mai tutte uguali e le fughe hanno spessori diversi. Quadratini identici e allineati significano tessere industriali montate su rete.
- Tessuto: entra nelle finiture. Fodere, asole e orli sono i punti in cui il lavoro a mano si vede: filo non perfettamente regolare, orli chiusi a mano, tracce di imbastitura rimossa.
Le tre domande da fare a chi vende
- Chi l'ha fatto, e dove si lavora? Una risposta buona contiene un nome e un luogo. "Artigiani italiani" o "produzione locale" non sono risposte.
- Quanti pezzi come questo esistono? Chi produce a mano sa dirti se è un pezzo unico, una serie da dieci o un modello che rifà da anni. Chi rivende e basta, di solito, no.
- Se si rompe, si ripara? Chi ha fatto l'oggetto quasi sempre lo ripara e te lo dice subito. È la domanda che separa un laboratorio da un importatore.
C'è poi un controllo che non dipende dalle risposte: "artigiano" sull'insegna non è un aggettivo libero. La legge 443 del 1985 istituisce l'albo provinciale delle imprese artigiane e stabilisce che nessuna impresa può usare come ditta, insegna o marchio una denominazione con riferimenti all'artigianato se non è iscritta a quell'albo.
E un ultimo controllo che vale più di qualsiasi etichetta: chiedi di vedere dove si lavora. Molti laboratori romani hanno il banco dietro il negozio o ricevono su appuntamento, e in cinque minuti capisci se gli attrezzi sono usati o sono arredamento. Chi non ha un posto da mostrarti, di solito, non ha nemmeno un pezzo da raccontarti.
Scontrino, garanzia, tax free: la parte noiosa che ti salva
Un oggetto artigianale comprato in negozio ha le stesse tutele di qualsiasi altro acquisto, a partire dalla garanzia legale di conformità di due anni dalla consegna, che il venditore non può escludere né limitare. Serve però una prova d'acquisto: chiedi lo scontrino anche quando il pezzo costa poco.
Attenzione invece a una cosa che quasi tutti danno per scontata: nel negozio fisico non esiste per legge il diritto di ripensarci. Il recesso entro 14 giorni riguarda gli acquisti a distanza e quelli conclusi fuori dai locali commerciali; se un negozio accetta il cambio, lo fa per politica sua. E se risiedi fuori dall'Unione europea puoi chiedere lo sgravio dell'IVA sopra una soglia minima di spesa: la fattura tax free va chiesta al negozio al momento dell'acquisto, e la soglia in vigore conviene farsela confermare prima di pagare.
Il regalo che non si compra: portarsi a casa il gesto
Quando si tratta di regali c'è un'ultima possibilità, e funziona meglio di quasi tutto: invece di comprare l'oggetto, regalare il pomeriggio in cui l'oggetto si fa. Un laboratorio di ceramica, mosaico o oreficeria dura qualche ora e finisce con un pezzo irripetibile da portare a casa.
Su Handsome i workshop artigianali si prenotano online, il prezzo che vedi è quello finale e il Maker riceve il 100% del prezzo del workshop. Va detto con onestà: a Roma non ci sono ancora laboratori sulla piattaforma — oggi le sedi attive sono soprattutto tra Marche, Romagna ed Emilia — quindi la pagina di Roma vale come segnalibro, da ricontrollare man mano che nuovi Maker si iscrivono. Se intanto ti serve un'idea per la città, abbiamo scritto anche cosa fare a Roma ad agosto.
Il catalogo romano si aggiorna man mano che nuovi Maker si iscrivono.
Tieni d'occhio la pagina di Roma su HandsomeDomande frequenti
- Qual è il souvenir più tipicamente romano che si possa comprare?
- Storicamente il micromosaico: l'invenzione degli smalti filati è attribuita a Giacomo Raffaelli, che la presenta a Roma nell'anno santo del 1775 e la perfeziona con Cesare Aguatti. Oggi è raro e costoso. Le alternative realistiche sono la ceramica, un gioiello uscito da un banco da orafo o un oggetto in cuoio cucito a mano.
- Come faccio a sapere se un negozio è davvero artigiano?
- Per la legge 443 del 1985 nessuna impresa può usare riferimenti all'artigianato nella ditta, nell'insegna o nel marchio se non è iscritta all'albo provinciale delle imprese artigiane. È un punto di partenza, non una garanzia sul singolo oggetto: la verifica vera resta chiedere chi ha fatto il pezzo, dove si lavora e se lo riparano.
- La ceramica comprata a Roma è ceramica romana?
- Non esiste una denominazione tutelata "ceramica romana". Nel Lazio i comuni della rete nazionale delle Città della ceramica stanno in provincia di Viterbo: Viterbo, Acquapendente e Tarquinia. Un pezzo fatto in un laboratorio di Roma può essere ottimo, ma il valore sta nella tecnica e in chi lo ha fatto.
- Posso restituire un souvenir se non piace a chi lo regalo?
- Se l'hai comprato in negozio, per legge no: il recesso entro 14 giorni vale per gli acquisti online e fuori dai locali commerciali. Molti negozi accettano il cambio, ma è una loro scelta. Resta valida la garanzia legale di due anni se l'oggetto è difettoso.
Alla fine il criterio è uno solo: un souvenir vero è un oggetto di cui sai raccontare la provenienza. Se sai chi l'ha fatto e dove, hai comprato un pezzo di Roma. Altrimenti hai comprato una cosa che avresti trovato identica in qualsiasi altra città.
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