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Pupi siciliani a Palermo: il laboratorio dove si costruiscono e come provare l'intaglio

·6 min·Team Handsome
Pupi siciliani a Palermo: il laboratorio dove si costruiscono e come provare l'intaglio

Foto: Pexels

Ci si siede, si abbassa la luce, poi il fragore: i paladini che si scontrano, le armature che sbattono, il puparo che dietro il fondale dà voce a tutti, Orlando, Rinaldo, Angelica, i saraceni. È così che quasi tutti conoscono l'Opera dei Pupi: da spettatori. Ma il palco è l'ultimo anello di un lavoro cominciato molto prima su un banco, in un laboratorio che spesso sta proprio dietro il teatrino. La domanda, uscendo, è semplice: lì dietro si può entrare?

Sì. A Palermo chi costruisce pupi, e non soltanto li fa recitare, ogni tanto apre il banco a chi vuole provare: non una visita con dimostrazione, ma qualche ora con la sgorbia in mano, una lastra di ottone da battere o un pennello sullo scudo. Su Handsome i Maker pubblicano le date dei loro workshop, si prenota e si paga online e il posto è confermato prima di partire: qui cerchi Palermo tra le esperienze disponibili.

Il mestiere che sta dietro il sipario

L'Opera dei Pupi è iscritta dall'UNESCO tra i patrimoni immateriali dell'umanità. Dietro un pupo ci sono mestieri distinti: chi scolpisce la testa, chi batte e cesella l'armatura, chi dipinge volti e scudi, chi cuce il costume, chi monta i ferri di manovra. Nelle famiglie di pupari queste mani coincidevano spesso in una persona sola, e un laboratorio serio fa ancora tutto in casa, scene e cartelloni compresi. Il teatro è la parte visibile; il laboratorio è dove il repertorio prende corpo.

Non esiste un pupo siciliano solo. La tradizione palermitana e quella catanese si sono sviluppate in modo diverso: il pupo di Palermo è più piccolo e leggero, ha il ginocchio snodato, sfodera la spada e viene mosso dalle quinte laterali con un'asta di ferro nella testa e una alla mano destra. Quello di Catania è più grande e pesante, ha la gamba rigida e si manovra dall'alto, da un ponte. Per chi vuole provare, la scuola palermitana ha un vantaggio pratico: il pupo si regge tra le mani e le sue parti hanno una scala su cui un principiante può lavorare. La storia completa è nella voce sull'Opera dei pupi.

Come nasce un pupo, fase per fase

  1. La testa. Un blocchetto di legno tenero e stagionato: sega e sgorbie abbozzano l'ovale, poi si scende nei lineamenti, naso dritto, mento fermo, occhi grandi che devono leggersi dall'ultima fila. La testa decide il carattere del pupo prima di qualunque colore.
  2. Il corpo. Busto, braccia e gambe in legno, uniti da perni e snodi. Il ginocchio mobile è ciò che permette al pupo di inginocchiarsi, cadere e morire in scena in modo credibile.
  3. L'armatura. Lamiera di ottone o rame: si disegna, si ritaglia con le cesoie, si sbalza dal retro per far uscire i rilievi, si cesella sul fronte con punzoni e martello. Sullo scudo, lo stemma che fa riconoscere il personaggio da lontano.
  4. La pittura. Incarnato, occhi, barbe, poi lo scudo. È qui che Orlando diventa Orlando e non un altro cavaliere.
  5. Il costume. Gonnellino, mantello, pennacchio: colori e stoffe seguono un codice che il pubblico abituale conosce a memoria.
  6. I ferri. L'asta nella testa, quella alla mano destra, la spada montata per uscire dal fodero. Senza ferri un pupo è una statua; con i ferri diventa un attore.

Nessun workshop di poche ore fa costruire un pupo intero: servono settimane e una mano formata in anni. Quello che un laboratorio può fare è isolare una fase e affidartela per intero, come nei workshop di intaglio e scultura per chi parte da zero: un oggetto piccolo, una tecnica, un risultato che esce con te. Solo che qui tecnica, attrezzi e materiale sono gli stessi del pupo che vedrai la sera in scena.

Cosa puoi fare davvero con le tue mani

  • L'intaglio del volto. Su una tavoletta o un blocchetto si abbozza un viso con sgorbia e coltello. È la fase più esigente e la più soddisfacente: quando il naso emerge dal legno si capisce perché la testa è il cuore del mestiere. Si torna a casa con il volto abbozzato, da finire con calma o da tenere così.
  • Lo sbalzo su ottone. Un piccolo scudo o una placca d'armatura: si traccia il disegno, si alza il rilievo dal retro su un fondo di pece o cuoio, si rifinisce sul fronte. Sta in valigia e spiega meglio di qualunque foto quanto lavoro c'è in una corazza intera.
  • La pittura dello scudo. Uno stemma o una scena in miniatura come quelle dei cartelloni. Adatta a chi preferisce non avere attrezzi taglienti in mano.
  • La manovra. Quasi sempre c'è qualche minuto con un pupo di scena tra le mani: farlo camminare, fargli sfoderare la spada, sentire il peso dei ferri. È il momento in cui lo spettacolo cambia significato.
Prima di prenotare, fai queste domande: su quale fase lavorerò, esco con il pezzo finito o lo ritiro dopo, e chi mi segue è chi costruisce i pupi o un assistente? Le risposte ti dicono che giornata ti aspetta.

Come scegliere il laboratorio e cosa fa variare il prezzo

Il criterio che conta più di tutti è chi insegna: una persona che i pupi li costruisce e li fa lavorare in teatro, non un animatore con un kit. Lo capisci dal banco con le teste in lavorazione, dalle descrizioni che parlano di legno, ottone e ferri invece che di generico divertimento. Per intaglio e sbalzo il gruppo dev'essere piccolo, perché la mano di chi insegna deve poter arrivare sulla tua; la pittura regge tavoli più numerosi. Il ragionamento completo è in come scegliere il workshop giusto.

Sul prezzo è più utile sapere cosa lo muove che confrontare cifre: il materiale (una lastra di ottone e i punzoni costano più di una tavoletta di legno), la durata, quante persone segue l'artigiano insieme, se il pezzo è preparato in parte da lui o parte tutto dalle tue mani, e se l'esperienza comprende anche lo spettacolo. La cifra va letta insieme a queste variabili, mai da sola.

Il pubblico vede il paladino. Chi lo ha fatto vede ancora, sotto la vernice, il segno della sgorbia.

Qualche indicazione pratica. Vestiti come per un posto dove si producono polvere di legno e trucioli di metallo: maniche che si tirano su, niente anelli, scarpe chiuse; il resto è in cosa portare e come vestirsi a un workshop. Se puoi, abbina la sessione a uno spettacolo la sera stessa: dopo aver tenuto in mano i ferri, l'entrata dei paladini è tutta un'altra cosa. E per chi ama Palermo o il teatro, un'esperienza così si regala anche a distanza con una gift card.

Domande frequenti

Si può visitare un laboratorio di pupi siciliani a Palermo e partecipare alla costruzione?
Sì, quando chi costruisce pupi apre il laboratorio con un workshop. Non si costruisce un pupo intero in una sessione: si lavora su una fase, di solito l'intaglio di un volto, lo sbalzo di uno scudo in ottone o la pittura, con gli attrezzi e i materiali del mestiere. Le date sono nella sezione workshop di Handsome, cercando Palermo.
Serve saper intagliare o disegnare?
No. I formati aperti al pubblico partono da zero: chi insegna prepara il pezzo, mostra la presa dell'attrezzo e segue ogni passaggio. Chi ha già dimestichezza con sgorbie o metallo va più avanti nello stesso tempo; il risultato è alla portata di tutti.
Si porta a casa un pupo intero?
No, e diffida di chi lo promette in poche ore. Si porta a casa il pezzo su cui si è lavorato: un volto abbozzato, uno scudo o una placca in ottone, uno stemma dipinto. Un pupo completo si commissiona all'artigiano come opera finita, con i tempi di una costruzione vera.
È adatto ai bambini?
Dipende dalla fase. Pittura e manovra vanno bene anche per i più piccoli accompagnati; l'intaglio con le sgorbie e lo sbalzo con punzoni e martello sono per ragazzi più grandi e adulti. La scheda del workshop indica l'età minima: leggila prima di prenotare per una famiglia.
In che lingua si svolge il workshop?
In italiano e, spesso, anche in inglese quando chi insegna è abituato ai visitatori stranieri. La lingua è indicata nella scheda di ogni workshop: controllala prima di prenotare per chi non parla italiano.

Le date pubblicate dai Maker si prenotano e si pagano online: il posto è confermato prima di partire.

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