Hai una bottega, una tecnica nelle mani e l'idea di provare a fare il tuo primo workshop, ma l'apertura della partita IVA ti spaventa. Buona notizia: per iniziare in piccolo non e' sempre obbligatoria. Lo strumento giusto si chiama prestazione occasionale (tecnicamente "lavoro autonomo occasionale", art. 67 del TUIR), ed e' il modo piu' semplice per testare se i tuoi workshop funzionano prima di fare il grande passo.
Cos'e' la prestazione occasionale
La prestazione occasionale e' un'attivita' di lavoro autonomo saltuaria e non organizzata: non hai partita IVA, non hai una struttura stabile, e l'attivita' non e' la tua professione abituale. Tradotto: se fai due o tre workshop nell'anno per arrotondare o per capire se la cosa ti piace, rientri (di norma) qui. Se invece i workshop diventano la tua attivita' regolare e organizzata, la prestazione occasionale non basta piu' e serve la partita IVA.
La parola chiave e' "occasionale": non c'e' un numero di eventi fisso scolpito nella legge, ma il senso e' che deve restare un'attivita' sporadica. Quando inizi a promuoverti con continuita', a riempire un calendario, a investirci tempo come fosse un lavoro, sei oltre il confine.
La soglia dei €5.000: cosa cambia davvero
Qui c'e' il numero che tutti citano e quasi nessuno spiega bene. I €5.000 lordi annui sono la soglia che riguarda i contributi INPS Gestione Separata, non le tasse in se'. Funziona cosi':
- Fino a €5.000 lordi nell'anno (sommando tutte le tue prestazioni occasionali, non solo i workshop): nessun obbligo di iscrizione e versamento alla Gestione Separata INPS.
- Oltre €5.000: sulla parte eccedente scattano i contributi INPS Gestione Separata, e devi iscriverti. I contributi si calcolano solo sull'importo che supera i €5.000, non su tutto.
- Attenzione: la soglia e' personale e cumulativa. Se gia' fai altre prestazioni occasionali, i workshop si sommano a quelle.
I €5.000 non sono un tetto massimo legale: puoi anche superarli restando in prestazione occasionale, ma piu' i numeri crescono, piu' diventa difficile sostenere che l'attivita' e' davvero "occasionale" e non abituale. A quel punto il commercialista quasi sempre ti consiglia la partita IVA in regime forfettario, che spesso e' anche piu' conveniente.
La ricevuta per prestazione occasionale: cosa scrivere
Per ogni compenso che incassi devi emettere una ricevuta per prestazione occasionale. Non e' una fattura (quella richiede la partita IVA): e' un documento piu' semplice. Deve contenere:
- I tuoi dati (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo).
- I dati di chi paga (il partecipante o l'azienda).
- Data, descrizione della prestazione (es. "workshop di ceramica del 12/06") e importo lordo.
- La marca da bollo da €2 se l'importo supera €77,47 (vedi sotto).
- L'eventuale ritenuta d'acconto del 20%, ma solo se chi ti paga e' un sostituto d'imposta.
La ritenuta d'acconto del 20%: quando si applica
Punto che confonde molti. La ritenuta d'acconto del 20% si applica solo se chi ti paga e' un "sostituto d'imposta": tipicamente un'azienda, un ente o un professionista con partita IVA. In quel caso loro trattengono il 20% e lo versano allo Stato per tuo conto come anticipo sulle tue tasse.
Ma i partecipanti ai tuoi workshop sono quasi sempre privati cittadini, che non sono sostituti d'imposta: in quel caso la ritenuta non si applica e incassi l'intero importo, salvo poi dichiararlo. Per gli eventi B2B con le aziende, invece, la ritenuta entra in gioco. Ne parliamo nel contesto degli eventi aziendali su Handsome.
Come si dichiarano questi compensi
I compensi da prestazione occasionale vanno indicati nella tua dichiarazione dei redditi tra i "redditi diversi". La cosa interessante e' che, in questo regime, puoi dedurre le spese documentate strettamente collegate a quella prestazione (materiali, ad esempio): un vantaggio che nel forfettario non hai. Lo approfondiamo in cosa puoi scaricare: spese e materiali deducibili.
Per i dettagli ufficiali su redditi diversi e adempimenti, il riferimento e' l'Agenzia delle Entrate, mentre per la Gestione Separata e i contributi il punto di riferimento e' l'INPS.
Quando conviene passare alla partita IVA
Regola pratica: finche' i workshop sono un esperimento sporadico e resti sotto i €5.000, la prestazione occasionale e' perfetta per partire senza costi fissi. Quando inizi a fare eventi con regolarita', a promuoverti, a costruire un calendario, il passaggio alla partita IVA forfettaria diventa non solo obbligatorio ma spesso conveniente: tassazione agevolata e possibilita' di crescere senza il rischio di contestazioni. Trovi un confronto sui numeri reali in quanto guadagna un artigiano con i workshop.
La cosa importante e' iniziare. Su Handsome puoi creare il profilo da apprendista senza partita IVA, fare i tuoi primi workshop a 0% di commissione e capire sul campo se vale la pena fare il salto. Il rischio iniziale e' quasi zero, l'apprendimento e' enorme.
Domande frequenti
- Posso fare workshop senza partita IVA?
- Si', con la prestazione occasionale, se l'attivita' resta saltuaria e non organizzata. Emetti una ricevuta per prestazione occasionale per ogni compenso. Quando diventa un'attivita' regolare serve la partita IVA, di norma in regime forfettario.
- Cosa succede se supero i €5.000?
- I €5.000 lordi annui sono la soglia oltre la quale, sulla parte eccedente, devi iscriverti e versare i contributi INPS Gestione Separata. Non e' un tetto massimo di legge, ma superarlo spesso significa che conviene aprire la partita IVA forfettaria.
- Devo applicare la ritenuta del 20% sui workshop?
- Solo se chi ti paga e' un sostituto d'imposta (azienda, ente, professionista con P.IVA). Con i partecipanti privati la ritenuta non si applica. Valida sempre col commercialista la tua situazione specifica.
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