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Piattaforma per artigiani: come sceglierla senza pentirsene

·8 min·Team Handsome
Piattaforma per artigiani: come sceglierla senza pentirsene

Foto: Olly / Pexels

Chi digita piattaforma per artigiani su Google di solito ha in testa una di queste tre frasi: voglio vendere quello che faccio, voglio che la gente mi trovi, voglio che le persone prenotino il mio corso senza scrivermi su Instagram alle undici di sera. Sono bisogni diversi e portano a strumenti diversi. Questa guida serve a capire in quale dei tre ti riconosci prima di lasciare i tuoi dati a qualcuno.

Le piattaforme che chiamiamo tutte allo stesso modo sono in realtà tre famiglie: marketplace di oggetti, vetrine ed elenchi, piattaforme di esperienze. Iscriversi a quella sbagliata non è un errore grave: è solo tempo speso a caricare schede che nessuno cercherà.

Le tre famiglie di piattaforme

1. I marketplace di oggetti

Vendono cose: la collana, il vaso, la borsa. Tu carichi le foto, il prezzo, le misure; loro portano traffico e trattengono una percentuale su ogni vendita, spesso con un costo per inserzione. Funzionano se il tuo prodotto è spedibile, ripetibile e riconoscibile in una miniatura. Non funzionano per il pezzo unico da trecento euro che va spiegato, né per una giornata in laboratorio: quella non entra in una scatola.

2. Le vetrine e gli elenchi

Sono i portali delle associazioni di categoria, gli elenchi territoriali, le mappe delle botteghe. Ti danno una pagina con nome, indirizzo e contatti. Servono a esistere: quando qualcuno cerca il tuo nome o la tua zona, esce una scheda affidabile. Non servono a vendere, perché quasi nessuno arriva lì con la carta in mano. Considerali come un biglietto da visita che lavora anche mentre chiudi bottega.

3. Le piattaforme di esperienze

Vendono tempo e posti: il corso di ceramica di sabato, le due ore di legatoria, il laboratorio per la comitiva. Hanno un calendario, un numero di posti, un pagamento e delle email automatiche. Sono l'unica famiglia che risolve il problema del telefono che vibra, e sono anche quelle dove le regole cambiano di più da una all'altra: è qui che conviene fare domande.

Le sette domande da fare prima di iscriverti

  1. Quanto trattengono, e su cosa. Percentuale sull'incasso, costo fisso per prenotazione, canone mensile: sono tre cose diverse e spesso convivono. Fattele scrivere, non dedurle dalla homepage.
  2. Chi incassa per primo. I soldi passano dal loro conto e ti arrivano dopo (e quanti giorni dopo?), oppure arrivano direttamente sul tuo? Questa è la differenza fra un incasso e un credito.
  3. Di chi è il cliente. Ti danno nome e contatto di chi ha prenotato o li tengono per se'? Se non te li danno, ogni prenotazione è la prima: non costruisci un elenco tuo.
  4. Cosa succede se annulli tu. Rimborso totale a carico di chi? Ti penalizzano nel posizionamento? Le piattaforme serie hanno una regola scritta, le altre improvvisano.
  5. C'è un vincolo di esclusiva o di prezzo. Alcune chiedono di non vendere lo stesso corso altrove a meno, o di non venderlo affatto. È legittimo, ma devi saperlo prima.
  6. Che traffico portano davvero, nella tua città. Non i numeri globali: cerca su Google due o tre corsi come il tuo nella tua provincia e guarda chi esce. Se non escono loro, non porteranno te.
  7. Quanto ci metti a pubblicare. Se fra registrazione, approvazione e scheda passano settimane, mettilo nel conto: la data che volevi riempire nel frattempo è passata.
Se hai poco tempo per fare tutte e sette le domande, fanne due: chi incassa e di chi è il cliente. Le altre cinque si sistemano, queste due decidono se stai costruendo qualcosa di tuo o stai affittando spazio in casa d'altri.

Quando una piattaforma non ti serve

Ci sono tre casi in cui la risposta onesta è nessuna piattaforma, almeno per ora:

  • Fai un corso ogni due mesi e si riempie da solo. Finché il passaparola basta, una piattaforma aggiunge un passaggio e non toglie lavoro.
  • Non hai ancora deciso cosa insegni. Prima di scrivere la scheda serve sapere durata, numero di posti, cosa si porta a casa e quanto costa. Senza queste quattro righe nessuno strumento ti salva.
  • Ti serve vendere oggetti, non esperienze. In quel caso il problema è la spedizione e la fotografia del prodotto, ed è un altro mestiere rispetto a riempire un laboratorio.

Negli altri casi la domanda giusta non è se iscriversi, ma dove: meglio un posto che ti manda persone e ti lascia i tuoi clienti, che dieci profili aperti e abbandonati.

Dove sta Handsome, detto senza giri di parole

Handsome sta nella terza famiglia: è una piattaforma di esperienze artigiane, non un negozio di oggetti. Il profilo Maker è gratuito: pubblichi i workshop con calendario, posti e sold out automatico, e ogni scheda ha la sua pagina pubblica indicizzabile su Google, in italiano e in inglese. Chi prenota paga un acconto online e ti lascia il saldo in laboratorio; l'acconto arriva direttamente sul tuo conto Stripe, non sul nostro. Handsome non trattiene nulla dall'incasso: 0% di commissione, restano solo le commissioni di Stripe, le stesse che pagheresti con un sito tuo.

Nome, email e telefono di chi prenota sono tuoi e li vedi in dashboard. Le email di conferma, i promemoria e le regole di cancellazione sono già scritte in italiano e in inglese. Esiste un abbonamento facoltativo, Maker Pro, per chi vuole strumenti in più: per prendere prenotazioni non serve. Se vuoi vedere prima come si presentano i workshop pubblicati, il catalogo è qui; il confronto numeri alla mano con le piattaforme che trattengono una percentuale è in quanto ti costano davvero le piattaforme di workshop.

Domande frequenti

Qual è la migliore piattaforma per artigiani in Italia?
Non esiste una migliore in assoluto, perché le tre famiglie risolvono problemi diversi: i marketplace vendono oggetti spedibili, gli elenchi ti fanno esistere online, le piattaforme di esperienze riempiono le date. La domanda utile è: cosa devo vendere questo mese, un oggetto o un posto a sedere?
Iscriversi a una piattaforma costa sempre qualcosa?
No. Alcune chiedono un canone, altre trattengono una percentuale sulle vendite, altre ancora tengono gratuita l'iscrizione e la pubblicazione. La voce che pesa di più non è quasi mai il canone: è la percentuale su ogni incasso, perché cresce con te.
Posso stare su più piattaforme insieme?
Di solito sì, a meno che una chieda esclusiva. Il limite vero è il tempo: ogni piattaforma va aggiornata quando cambi una data o si riempie un posto, e due calendari che non si parlano prima o poi ti fanno vendere lo stesso posto due volte.
Serve la partita IVA per iscriversi?
Per incassare pagamenti online serve una posizione fiscale in regola con l'attività che svolgi, qualunque sia la piattaforma. Le regole cambiano a seconda di come lavori: è una domanda da fare al tuo commercialista prima di aprire il primo incasso, non dopo.

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