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Pesto al mortaio a Genova: perché a mano viene diverso dal frullatore

·6 min·Team Handsome
Pesto al mortaio a Genova: perché a mano viene diverso dal frullatore

Foto: Pexels

Chi lo ha assaggiato una volta fatto nel mortaio se lo ricorda: più chiaro, più profumato, con l'aglio che si sente senza pungere. Poi torna a casa, mette le stesse cose nel frullatore e viene fuori una crema più scura, più uniforme, con una nota erbacea che nel mortaio non c'era. La domanda che spinge tante persone a cercare un corso di pesto a Genova è tutta qui: se gli ingredienti sono gli stessi, cosa cambia? La risposta breve è che cambiano il calore e l'ossigeno. La lama di un frullatore gira veloce, si scalda e strappa; il pestello schiaccia a freddo, lentamente, e lascia che le foglie rilascino gli oli aromatici senza cuocerli.

Il basilico è una foglia delicata e reagisce come una mela tagliata: i suoi enzimi, a contatto con l'aria, scuriscono il tessuto. Più le cellule vengono rotte in fretta e più aria entra nel composto, più veloce è l'imbrunimento. Il calore accelera tutto e, in più, disperde una parte dei composti volatili che danno al basilico genovese il suo profumo dolce. Niente romanticismo: è chimica da cucina, e si vede a occhio.

Cosa succede dentro il frullatore

Una lama che gira a quella velocità fa attrito, e l'attrito scalda. Nel bicchiere si formano anche vortici che incorporano aria, quindi il basilico viene strappato, riscaldato e ossigenato nello stesso momento. Il risultato è una salsa che parte verde brillante e vira verso il verde scuro nel giro di poco, con un profumo che passa dal dolce al mentolato. Anche la consistenza cambia: il frullatore riduce tutto a frammenti della stessa taglia, e i pinoli, invece di sciogliersi in una crema, restano sabbiosi oppure diventano una pasta oleosa se insisti troppo. L'aglio, sminuzzato dalla lama, sprigiona i composti più pungenti e tende a coprire il resto. I rimedi casalinghi, lame in freezer, impulsi brevi, un cubetto di ghiaccio tra le foglie, combattono tutti lo stesso nemico, il calore, e ognuno toglie qualcosa: sono modi di imitare, con un elettrodomestico, quello che il mortaio fa da solo.

Cosa fa il mortaio, invece

Il pesto si chiama così perché si pesta, e il gesto è meno violento di come lo si immagina. Nel mortaio di marmo, con il pestello di legno, non si batte: si ruota, si schiaccia contro le pareti, si trascina. Si parte da aglio e sale grosso, che fa da abrasivo e aiuta a ridurre lo spicchio in crema. Poi le foglie, poche alla volta, lavorate con un movimento circolare finché rilasciano un liquido verde brillante. I pinoli entrano dopo e legano tutto in una crema densa; i formaggi e l'olio arrivano alla fine, l'olio a filo mentre si continua a mescolare. In nessun passaggio il composto si scalda, e l'aria che entra è quella che ci mette il polso, cioè poca. Il mortaio è uno strumento pensato esattamente per questo: schiacciare, non tagliare.

  • Colore: resta verde chiaro e brillante più a lungo, perché le foglie sono schiacciate a freddo e non frullate con l'aria.
  • Profumo: dolce e pieno, senza la nota mentolata ed erbacea che compare quando il basilico si scalda.
  • Consistenza: una crema irregolare, in cui pinoli e formaggio si sentono ancora, invece di una pasta liscia e uniforme.
  • Aglio: schiacciato lentamente rilascia meno composti pungenti, quindi si sente ma non copre.
  • Controllo: aggiungi un ingrediente alla volta e assaggi a ogni passaggio, cosa che nel bicchiere chiuso non puoi fare.
Se vuoi una prova che non lasci dubbi, chiedi a chi conduce il laboratorio di preparare accanto anche una versione al frullatore con gli stessi ingredienti. Assaggiale una dopo l'altra: la differenza non ha bisogno di spiegazioni.

Perché impararlo a Genova, in un laboratorio

Le ricette del pesto al mortaio si trovano ovunque, e la voce pesto alla genovese racconta bene ingredienti e varianti. Quello che nessun testo trasmette è il gesto: quanta pressione mettere, come inclinare il pestello, quando le foglie sono pronte per ricevere i pinoli. Sono cose che si imparano guardando una mano esperta e poi provando con la propria, con qualcuno accanto che ti corregge il polso. In una sera capisci perché il tuo pesto casalingo veniva amaro, e la correzione ti resta.

C'è poi la materia prima. Il basilico genovese è una varietà a foglia piccola, protetta da una denominazione di origine, coltivata soprattutto nelle serre sul mare del ponente cittadino. È diverso dal basilico a foglia larga del supermercato, che tende verso la menta. In un laboratorio a Genova lo tocchi, lo annusi, impari a riconoscerlo, e capisci che una parte della differenza che attribuivi al frullatore stava già nella foglia.

Un laboratorio tipico sta in una mattina o in una sera. Si comincia dagli ingredienti, si passa al mortaio, ognuno con il suo o a coppie, e si chiude quasi sempre a tavola: trofie o trenette, spesso con patate e fagiolini cotti nella stessa pentola, condite con il pesto che avete appena fatto. Il pranzo o la cena fa parte della lezione, perché il pesto si giudica sulla pasta e non nel mortaio.

Come scegliere il laboratorio giusto

A Genova le proposte sono diverse tra loro e vale la pena leggere la scheda con attenzione. Le domande che contano: ogni partecipante ha il suo mortaio o si lavora in gruppo? Da dove viene il basilico? Si mangia alla fine? Quante persone ci sono al tavolo e chi le segue? Si porta a casa il pesto, o addirittura il mortaio? Ognuna di queste risposte incide sul prezzo, ed è per questo che laboratori con lo stesso titolo possono costare cifre diverse: pesano la qualità degli ingredienti, soprattutto basilico e pinoli, la presenza di un pasto, la durata, la dimensione del gruppo e cosa ti porti via. Per un metodo generale c'è la guida su come scegliere il workshop giusto.

Qualche accortezza pratica. Il pesto contiene pinoli, quindi frutta a guscio, e formaggi: chi ha allergie o intolleranze deve segnalarlo al momento della prenotazione, e su come i laboratori le gestiscono c'è un articolo dedicato (allergie e intolleranze nei workshop). Il mortaio piace ai bambini, che pestano volentieri, ma verifica nella scheda l'età minima. Se poi non puoi più venire, le condizioni di rimborso sono spiegate nella pagina cancellazioni, prima di pagare.

Il frullatore fa il pesto in un attimo e ti lascia il dubbio. Il mortaio ci mette il suo tempo e ti lascia il gesto.

Domande frequenti

Perché il pesto fatto nel frullatore diventa scuro?
Perché la lama si scalda per attrito e incorpora aria mentre strappa le foglie. Gli enzimi del basilico, a contatto con ossigeno e calore, ossidano i tessuti: il colore vira al verde scuro e una parte del profumo si disperde. Nel mortaio le foglie vengono schiacciate a freddo e con poca aria, quindi il colore resta chiaro più a lungo.
Il pesto al mortaio è davvero più buono o è solo tradizione?
La differenza si sente al palato: profumo più dolce, aglio meno pungente, consistenza cremosa e irregolare. La tradizione c'entra, ma il motivo è fisico: niente calore, poca aria, ingredienti aggiunti uno alla volta e assaggiati a ogni passaggio.
Serve saper cucinare per partecipare a un corso di pesto a Genova?
No. Il laboratorio parte da zero: chi conduce mostra il gesto, spiega l'ordine degli ingredienti e corregge la mano. Servono solo la voglia di sporcarsi e di assaggiare. Il pasto finale, quando previsto, è parte della lezione.
Quanto dura un laboratorio di pesto e cosa mi porto a casa?
In genere sta in una mattina o in una sera, con il pranzo o la cena inclusi nel percorso. A casa porti la tecnica, spesso un vasetto del pesto che hai fatto e, in alcuni laboratori, il mortaio stesso; la scheda dell'esperienza lo indica prima della prenotazione.
Posso regalare un corso di pesto a Genova?
Sì. Con la [gift card Handsome](/gift-card) chi la riceve sceglie la data che preferisce e il laboratorio è coperto per intero. Altre idee sono raccolte nell'articolo su [come regalare un workshop artigianale](/blog/regalare-workshop-artigianale-5-idee-ogni-occasione).

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