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Perle di vetro a lume a Venezia: il corso che porti a termine in un pomeriggio

·6 min·Team Handsome
Perle di vetro a lume a Venezia: il corso che porti a termine in un pomeriggio

Foto: Pexels

Su un banco da lavoro c’è una fiamma poco più larga di un dito e, accanto, una fila di bacchette di vetro colorato. Chi insegna ne prende una, la tiene nella fiamma finché la punta diventa una goccia rossa e la avvolge su un filo d’acciaio che gira piano. Un momento dopo il vetro è una perla. È l’immagine più semplice del vetro veneziano, ed è anche l’unica che chi non ha mai toccato il vetro può ripetere con le proprie mani, dall’inizio alla fine, nel giro di un pomeriggio.

Il vetro, a Venezia, ha una fama che intimidisce. La fornace di Murano è uno spettacolo che si guarda: il maestro, la canna lunga, il servente che corre, la bocca del forno che rovescia calore addosso a chi si avvicina. Come ospite puoi soffiare una volta nella canna e portare a casa una foto. La lavorazione a lume è la strada opposta: piccola, silenziosa, alla portata di un banco e di una sedia. Ed è quella che ti fa uscire con un oggetto che hai fatto tu.

Cos’è la lavorazione a lume

Il nome viene dal lume a olio con cui, in origine, si scaldava il vetro; oggi la fiamma è quella di un cannello a gas e ossigeno, ma il gesto è lo stesso. Si ammorbidisce una bacchetta di vetro nella fiamma e la si avvolge attorno a un mandrino, un filo di metallo rivestito di una pasta distaccante. Con bacchette più sottili si aggiungono punti, fili e spirali; con la foglia d’oro o d’argento e l’avventurina si ottengono gli effetti delle vetrine. La voce enciclopedica sulle perle di vetro racconta bene le tecniche nate in laguna, e l’UNESCO ha iscritto l’arte delle perle di vetro nella lista del patrimonio culturale immateriale, distinguendo le perle a lume, fatte una per una alla fiamma, dalle perle da canna, tagliate da una canna forata e poi infilate dalle impiraresse. In un workshop si fanno le prime.

Il motivo per cui il lume è la porta d’ingresso giusta sta tutto nelle dimensioni. La soffiatura ha bisogno di una fornace accesa in continuazione, di una canna lunga e di un aiutante che apre, chiude, gira e tiene: un principiante ci entra come ospite di un’équipe. La vetrofusione è più tranquilla, ma consegna il pezzo al forno e te lo restituisce a cottura finita, spesso quando sei già ripartito. La perla a lume è piccola, si fa con una mano che gira e una che porta il vetro, la fiamma è tua, il banco è tuo.

Cosa fai davvero in un pomeriggio

Si comincia con le regole, poche e non trattabili: dove sta la parte calda della bacchetta, come si posa, cosa non si tocca mai. Ti danno occhiali con lenti che filtrano il bagliore giallo del sodio, altrimenti nella fiamma non vedresti nulla. Poi chi insegna fa una perla davanti a te, lentamente, e tocca a te. La prima viene storta quasi sempre: il vetro cola da una parte perché hai smesso di girare, oppure si spacca con uno schiocco perché lo hai portato nella fiamma troppo in fretta. Dalla seconda in poi la mano trova il ritmo, e il ritmo è tutto.

  • La perla liscia: avvolgere, tenere in rotazione, lasciare che calore e gravità la facciano tonda.
  • La forma: con una paletta di grafite si schiaccia, si allunga, si fa un cilindro o una lente.
  • La decorazione: punti di colore, fili a spirale, un pizzico di foglia d’argento.
  • Il raffreddamento: le perle finiscono in un fornetto di ricottura o in una coperta di fibra e vermiculite, perché il vetro che si raffredda troppo in fretta si crepa.
  • La chiusura: si sfilano dal mandrino, si puliscono i fori e, dove è previsto, si montano su un cordino o su una montatura per orecchini.

Il raffreddamento è l’unico passaggio che il vetro fa senza di te, ed è il motivo per cui in alcuni laboratori le perle si ritirano a fine pomeriggio e in altri il giorno dopo, o arrivano per posta. Se sei a Venezia per pochi giorni è la prima riga da cercare nella scheda dell’esperienza. Se non c’è, chiedila prima di prenotare.

Vestiti come in cucina, non come al museo: maniche in cotone o lino, niente tessuti sintetici che con una scintilla si fondono sulla pelle, capelli raccolti, unghie corte. Gli occhiali li trovi al banco, il resto lo porti tu.

Come scegliere il corso a Venezia

La differenza che conta più di tutte è quante persone lavorano su una fiamma. Un cannello a testa vuol dire che tutte le perle le fai tu; un cannello condiviso vuol dire che ti alterni e che una parte del tempo la passi a guardare. La scheda deve dirlo e il prezzo deve rifletterlo. La seconda cosa da controllare è l’ampiezza del gruppo: alla fiamma chi insegna deve stare dietro a ogni mano, e un tavolo pieno riduce l’attenzione che tocca a te.

Il prezzo di un corso a lume si muove per motivi che puoi leggere e confrontare: la durata, i partecipanti per cannello, se il vetro è quello morbido di tradizione veneziana o uno generico, se sono incluse foglia d’oro e d’argento, se le perle vengono ricotte in forno e montate in un gioiello, se la lezione è anche in inglese, se è privata o di gruppo. Due schede con lo stesso titolo possono essere esperienze diverse per queste ragioni, e vale la regola di come scegliere il workshop giusto: confronta a parità di elementi, non la cifra in fondo.

Murano o le calli: dove si fa

L’idea che il vetro stia solo a Murano è vera per la fornace e falsa per il lume. Il cannello non ha bisogno di un forno industriale, e per questo i banchi dei perleri e delle perlere stanno anche dentro Venezia, in laboratori che si aprono su una corte o su una fondamenta di Cannaregio, Castello o Dorsoduro. Un corso in città ti risparmia il vaporetto e ti mette in un sestiere meno affollato; Murano ti permette di abbinare la lezione al Museo del Vetro. Se cerchi altre mani veneziane oltre al vetro, la guida ai mestieri della laguna mette in fila maschere, doratura e tessuti.

Il vetro non si lascia forzare: ti chiede di girare sempre, alla stessa velocità, e di aspettare. È l’unica lezione che vale per tutte le perle, dalla prima all’ultima.

Domande frequenti

Serve esperienza per fare perle di vetro a lume?
No. Il corso a lume è pensato per chi non ha mai lavorato il vetro: chi insegna mostra il gesto, controlla la posizione delle mani e resta accanto alla fiamma. Le prime perle vengono irregolari, ed è previsto. Serve solo la disponibilità a stare seduti, attenti, e a girare il mandrino con costanza.
Che differenza c’è tra un corso a lume e una visita in fornace a Murano?
In fornace guardi un maestro e la sua squadra soffiare il vetro e, al massimo, provi un soffio nella canna. Al lume la perla la fai tu, dalla bacchetta all’oggetto finito, su un banco tuo e con una fiamma tua. La fornace è uno spettacolo; il lume è un’esperienza pratica che si porta a termine da soli.
Le perle si portano a casa lo stesso giorno?
Dipende da come il laboratorio gestisce il raffreddamento. Se le perle vanno in una coperta di fibra, in genere si ritirano a fine sessione; se passano in un fornetto di ricottura, possono essere pronte il giorno dopo o essere spedite. La scheda dice cosa porti via e quando.
È adatto ai bambini?
La fiamma e il vetro caldo richiedono attenzione e mani ferme, quindi molti laboratori accolgono adulti e ragazzi accompagnati, non i più piccoli. Ogni scheda indica l’età minima decisa da chi insegna: è quello il criterio da seguire.
Posso regalare il corso a chi va a Venezia?
Sì. La [gift card Handsome](/gift-card) copre l’esperienza per intero e lascia a chi la riceve la scelta della data, che è la parte più difficile da indovinare per conto di un altro. Le condizioni di rimborso in caso di imprevisti sono nella pagina [cancellazioni](/cancellazioni).

Cerca Venezia tra le città: ogni scheda dice quante persone per fiamma, cosa è incluso e quando ritiri le perle. Si prenota e si paga online.

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