Quando fai il conto di un mercatino, di solito ti fermi alla quota del banco. Ma un market ti prende anche la giornata di preparazione, il carico e lo scarico, le ore in piedi dall'apertura alla chiusura e tutta la produzione che non fai mentre sei lì. Se il conto lo fai solo sulla quota, quasi ogni market sembra conveniente. Se lo fai sul tempo, la maggior parte non lo è. I market che valgono la giornata però si riconoscono prima, e servono poche domande, tutte fatte prima di pagare.
A Torino i market non sono tutti la stessa cosa. C'è quello che occupa un cortile, quello che nasce dentro un festival più grande, quello di quartiere organizzato da un'associazione, quello che prende una piazza intera per qualche giorno. Cambiano il pubblico, gli orari di passaggio, il livello di selezione e quanto chi organizza lavora davvero per portare gente. Qui sotto c'è come si legge un market prima di versare la quota, e come si usa non solo per vendere pezzi ma per riempire le date dei tuoi workshop.
Cosa paghi davvero quando paghi il banco
La quota del banco è un affitto di spazio per un numero di ore. Non è un compenso e non è una promessa di incasso, e non dare per scontato che sia rimborsabile: chiedilo. Quello che include cambia molto: in alcuni market trovi tavolo, sedia e gazebo, in altri porti tutto tu; da qualche parte la corrente è compresa, altrove si paga a parte o non c'è. A far salire o scendere la quota sono la durata, la zona, il fatto che lo spazio sia coperto, la selezione all'ingresso e quanto chi organizza spende in comunicazione. Due market nella stessa città possono chiederti cifre molto diverse per motivi tutti legittimi. Il punto non è quale costa meno, ma quale ti mette davanti alle persone giuste.
Le domande da fare prima di versare la quota
- Quanti espositori siete e quanti fanno la mia stessa disciplina. Un altro banco di ceramica non è un problema, tanti banchi di ceramica in uno spazio piccolo sì.
- C'è una selezione o entra chi paga. Senza selezione può entrare anche chi rivende, e il pubblico arriva con aspettative di prezzo che non sono le tue.
- Come portate il pubblico. Non ti serve un numero, ti serve sapere cosa fanno in concreto: pagina social curata, manifesti in zona, newsletter, rapporto con il quartiere, presenza dentro un evento più grande.
- In che orari passa davvero la gente. Sapere quando arriva l'ondata ti dice quando devi essere al banco lucido, e quando puoi permetterti di mangiare.
- Cosa include esattamente la quota: tavolo, sedia, gazebo, illuminazione, corrente. E se la corrente c'è, quanti watt per banco.
- Dove si carica e si scarica, a che ora, e dove lascio l'auto dopo. In centro o in una piazza chiusa al traffico questa è la voce che ti rovina la mattina.
- Cosa succede se piove: si fa comunque, si rimanda, si rimborsa.
- Posso parlare con due espositori dell'edizione scorsa. È la domanda che ti dà più informazioni di tutte le altre messe insieme.
Se chi organizza non sa dirti chi c'era l'edizione scorsa, il problema non è la risposta: è che nessuno gliel'ha mai chiesto.
Capire se il market è nel tuo target
Guarda le foto delle edizioni precedenti, ma non guardare i banchi: guarda le persone. Che età hanno, se hanno le borse piene o le mani in tasca, se ci sono passeggini. Poi guarda cosa si vende oltre all'artigianato: dove c'è molto street food il pubblico mangia e cammina, dove ci sono vintage e dischi resta più a lungo e curiosa. Infine controlla la fascia di prezzo media dei banchi. Se sei molto sopra passerai la giornata a spiegare perché costi così, e spiegare stanca più che vendere.
Poi c'è la geografia. La zona cambia chi passa e perché, anche dentro la stessa città. Un market serale in una via di locali intercetta chi è già fuori per altro. Uno di quartiere, in una zona residenziale, intercetta chi abita lì e ha tempo per fermarsi. Uno agganciato a un mercato alimentare intercetta chi è uscito per la spesa. Nessuna di queste situazioni è sbagliata: sono pubblici diversi, e la domanda da farsi è sempre la stessa, quale di questi compra quello che fai. Se non lo sai, chiedi a chi organizza chi si è fermato ai banchi l'edizione scorsa, e a che ora.
Cosa portare e cosa lasciare a casa
- Una fascia di prezzo d'ingresso, una media e qualche pezzo alto. Senza l'ingresso non fermi nessuno, senza i pezzi alti non alzi lo scontrino.
- Il prezzo su tutto, scritto e leggibile. Chi deve chiedere quanto costa, nel dubbio non chiede e se ne va.
- Altezza. Alza i pezzi dal piano del tavolo con cassette o ripiani: un banco piatto si legge come un banco di svendita.
- Qualcosa in lavorazione. Lavorare al banco ferma le persone più di qualsiasi cartello e apre la conversazione giusta.
- POS carico e contanti per il resto. Nelle piazze affollate la linea può andare giù proprio quando c'è più gente.
- La cassetta: nastro, forbici, spago, fascette, powerbank, un telo. E qualcosa da mangiare, perché spesso non riesci a muoverti dal banco.
- Lascia a casa il catalogo completo, i pezzi fragili che non sai rifare e il prezzo da concordare.
Dal banco alla prenotazione
Al market le persone comprano l'oggetto, ma la domanda che fanno più spesso non riguarda l'oggetto: riguarda il Maker che sta dietro al banco. Cioè te. Quanto ci metti a farlo? L'hai fatto tu? E poi la terza: ma si impara? Quella terza arriva da qualcuno che vorrebbe provare, e nella maggior parte dei banchi riceve una risposta gentile e vaga. Preparati una frase sola, detta sempre uguale: cosa si fa nel workshop, quanto dura, cosa si porta a casa. Non devi venderla, deve solo uscire senza esitazione, perché in mezzo alla folla hai pochissimo tempo.
Poi serve che la cosa sia prenotabile lì, subito. Un QR sul banco che porta alla pagina del workshop con le date già online funziona; "seguimi che poi annuncio le date" non converte quasi mai. Aiuta anche poter dire che si blocca il posto con un acconto online e si salda in laboratorio il giorno stesso: nessuno decide sul prezzo pieno con un caffè in mano. Se ti chiedono se si può fare in gruppo, per un compleanno o per un gruppo di colleghe, hai due strade pronte: gli eventi privati con data concordata e la gift card, che vale dodici mesi e copre l'intero workshop. A dicembre, al banco, è la risposta a "devo fare un regalo e non so cosa".
Fare i conti la sera stessa
La sera stessa, prima di dimenticare, scrivi cinque numeri: quota del banco, trasporto e parcheggio, ore tue e di chi ti ha aiutato, incasso lordo, contatti raccolti. Trenta giorni dopo aggiungine uno: quante prenotazioni sono arrivate da lì. È quel sesto numero che decide se ci torni. Un market che ti svuota il banco di pezzi a basso margine e non lascia niente dietro vale meno di uno che vende poco ma ti porta tre persone in laboratorio, perché quelle tre tornano e parlano. Se non sai ancora quanto deve rendere una data per starci dentro, parti da come si costruisce il prezzo giusto di un workshop e fai il conto al contrario.
Domande frequenti
- Conviene fare un market se ho pochi pezzi pronti?
- Sì, se l'obiettivo non è solo vendere. Con poco stock porti meno referenze ma le presenti meglio, lavori al banco davanti alle persone e usi la giornata per raccogliere contatti e prenotazioni. Un banco spoglio è un problema, un banco piccolo e curato no. Quello che non funziona è riempire i vuoti con pezzi che non rappresentano quello che fai.
- Quanto costa un banco a un mercatino artigianale a Torino?
- Non c'è una cifra sola, e la cifra da sola non ti dice niente. Chiedi sempre il prezzo insieme a cosa comprende, e per confrontare due market non mettere a fianco le due quote: metti a fianco quanto ti costa la giornata in ognuno dei due, cioè quota più quello che devi noleggiare o portarti, più le ore tue e di chi ti aiuta. Fatto così il conto, la quota più bassa spesso è la più cara.
- Serve la partita IVA per vendere a un market?
- Dipende da come e da quanto vendi, e chi organizza seriamente ti chiede la documentazione prevista prima di confermarti il posto. Non fidarti del "tanto per una volta va bene": chiedi per iscritto quali documenti servono per quella manifestazione e verifica la tua posizione con un commercialista. È l'unica parte dove improvvisare costa davvero.
- Meglio un market grande o uno piccolo di quartiere?
- Dipende da cosa ti serve. I grandi portano volume e ti fanno vedere da molte persone, ma la selezione è più dura, i costi salgono e sei uno tra tanti. Quelli di quartiere portano meno gente ma più tempo per parlare, e il tempo per parlare è quello che trasforma un curioso in una prenotazione.
Su Handsome il profilo Maker è gratuito e non c'è commissione sul prezzo del workshop: le persone bloccano il posto con un acconto online, che arriva direttamente sul tuo conto Stripe, e saldano da te in laboratorio.
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