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Maschere veneziane in cartapesta: il laboratorio a Venezia dove la crei tu

·6 min·Team Handsome
Maschere veneziane in cartapesta: il laboratorio a Venezia dove la crei tu

Foto: Pexels

Sulle bancarelle tra Rialto e San Marco la maschera è ovunque: lucida, dorata, con le piume, allineata in file di gemelle identiche. Costa poco, sta in valigia, e il più delle volte non è nata a Venezia: è uscita da uno stampo industriale, in plastica o in resina, ed è stata decorata in serie lontano dalla laguna. La maschera veneziana vera è un'altra cosa: carta strappata a mano, colla, gesso, pennello, e quella lieve asimmetria che nessuna macchina riproduce. E la puoi fare tu.

Dove si fa? In un laboratorio di mascherai a Venezia che, oltre a produrre, apre il banco per qualche ora a chi vuole provare. Si lavora su una forma vera, con i materiali della bottega, guidati da chi le maschere le fa tutto l'anno. Alla fine esci con la tua, non con una comprata. Su Handsome i Maker pubblicano le date dei loro workshop, si prenota e si paga online, e il posto è confermato prima di partire: qui trovi le esperienze disponibili.

Come riconoscere una maschera stampata da una in cartapesta

Vale la pena imparare a distinguerle, perché ti cambia lo sguardo anche sulle vetrine. La cartapesta è carta sovrapposta a strati e incollata su una forma: asciugando diventa rigida e leggera, ma resta carta. Girala. Il retro di una maschera in cartapesta mostra la fibra, le pieghe della carta che ha seguito la curva del naso, a volte la firma di chi l'ha fatta. Il retro di una maschera stampata è liscio come l'interno di un bicchiere di plastica.

  • Il bordo: rifilato a mano, con lievi differenze da un lato all'altro; nella stampata è netto, simmetrico, spesso con la linea dello stampo ancora visibile.
  • Il peso e il suono: la cartapesta è leggera e, toccata con l'unghia, suona sorda; la plastica è più fredda e più squillante.
  • Le gemelle: se sul banco ce ne sono molte identiche fino all'ultima pennellata, sono decorate a macchina o a stencil. Maschere dipinte a mano non sono mai uguali.
  • L'odore: la cartapesta appena finita sa di colla e di carta; la resina sa di vernice.

Cosa succede in laboratorio, passo per passo

La parte che sorprende di più è che la maschera nasce da una scultura. Il mascheraio modella il viso in argilla, ne ricava un calco in gesso, e quel calco diventa la forma su cui lavoreranno tutte le maschere successive. Le forme di una bottega sono il suo patrimonio, e nessuna esce dal laboratorio. In un workshop le vedi allineate sugli scaffali e ne scegli una.

  1. La carta. Si strappa a mano, non si taglia: il bordo sfilacciato si fonde meglio con lo strato successivo. Ogni pezzo va bagnato di colla e premuto sulla forma, seguendo le curve con le dita.
  2. Gli strati. Si sovrappongono incrociando la direzione della carta, finché la maschera prende corpo. È il momento più lento, e quello in cui capisci perché nessuna cartapesta è uguale all'altra.
  3. L'asciugatura. La maschera deve seccare sulla forma prima di poterla staccare. È il tempo che non si comprime.
  4. La rifilatura. Si stacca, si tagliano i bordi, si aprono gli occhi, si leviga: qui prende il suo profilo definitivo.
  5. Il fondo. Qualche mano di gesso o di bianco prepara la superficie, altrimenti il colore verrebbe assorbito in modo irregolare.
  6. La decorazione. Acrilici, foglia d'oro o d'argento, tessuti, cristalli, piume, pizzi, cera per la lucidatura finale. È la parte in cui la maschera diventa la tua.

Le forme tra cui scegliere discendono in buona parte dal Carnevale e dalla Commedia dell'arte. La bauta copre l'intero viso e ha il mento sporgente che permette di mangiare e bere senza toglierla. La moretta è ovale, nera e senza bocca. Il volto è liscio e neutro, perfetto per chi vuole dipingere; la Colombina copre solo occhi e zigomi ed è la più comoda da indossare; poi ci sono i personaggi, dal naso lungo di Pantalone al becco del medico della peste. Conviene decidere prima cosa vuoi farne: una maschera da appendere può essere piena e barocca, una da indossare deve lasciar respirare.

Quanto tempo serve e cosa porti a casa

La cartapesta bagnata si lavora in fretta, la decorazione pure: quello che allunga i tempi è l'asciugatura tra un passaggio e l'altro. Per questo esistono formati diversi. Nel più breve, una mattina o un pomeriggio, la base bianca è già asciutta, preparata dal mascheraio sulla sua forma nei giorni precedenti: tu la rifinisci, la decori e la porti via a fine sessione, perché gli acrilici asciugano in fretta. Nel più lungo, o spezzato in più incontri, la modelli tu dal primo strato di carta e torni a decorarla quando è secca. Entrambi sono onesti; l'importante è che la scheda dica quale stai prenotando. In valigia chiedi una scatola rigida; a casa sta bene appesa, lontano dai termosifoni e dal sole diretto, che sbiadisce l'oro e ingiallisce il bianco.

Prima di prenotare, fai queste domande: chi prepara la base, il mascheraio prima del workshop o tu durante? Ed esco con la maschera finita o la ritiro dopo? Le risposte non rendono un laboratorio migliore dell'altro, ma decidono che tipo di giornata ti aspetta.

Come scegliere il laboratorio, e cosa fa variare il prezzo

Il primo criterio è chi insegna: dev'essere una persona che le maschere le produce e le vende, non un animatore con un kit. Si capisce dalle forme in gesso sugli scaffali, dalle maschere in lavorazione sui banchi, dalle descrizioni che parlano di carta e colla invece che di "divertimento". Il secondo è il gruppo: la decorazione regge anche tavoli numerosi, la fase con la carta bagnata ha bisogno delle mani di chi insegna vicino alle tue. Il terzo è la lingua, se prenoti per qualcuno che non parla italiano: la scheda la indica. Il ragionamento completo è nella guida su come scegliere il workshop giusto.

Sul prezzo conta sapere cosa lo muove più che confrontare cifre. Pesano la forma scelta (una bauta intera chiede più carta e più lavoro di una Colombina), i materiali (la foglia d'oro vera non costa come un acrilico dorato), la durata, quante persone segue il mascheraio insieme e se la base te la prepara lui. Il periodo incide in un altro modo: nelle settimane del Carnevale i laboratori sono pieni di commesse e i posti diventano rari; nei mesi tranquilli la bottega è più disponibile e la città più vivibile. Se Venezia ti tenta oltre le maschere, la panoramica sui mestieri della laguna aiuta a costruire il resto del viaggio. E funziona anche come regalo, proprio perché l'oggetto lo fa chi lo riceve: una gift card Handsome copre l'esperienza per intero e lascia libera la data.

Una maschera comprata ti somiglia per caso. Una maschera fatta ti somiglia per forza: ci sono le tue dita sotto la vernice.

Domande frequenti

Dove si può fare e decorare una maschera veneziana in cartapesta con le proprie mani?
Nei laboratori dei mascherai di Venezia che aprono il banco al pubblico per un workshop. Si lavora su una forma vera, con i materiali della bottega e la guida di chi le maschere le fa di mestiere. Su Handsome i Maker pubblicano le date, si prenota e si paga online e il posto è confermato prima di partire.
Serve saper disegnare o dipingere?
No. Stendere il fondo, campire un colore, applicare la foglia: si impara sul momento, e chi insegna corregge il gesto mentre lo fai. Il risultato dipende più dalle scelte che dalla mano.
Quanto dura un workshop di maschere veneziane?
Dipende dal formato. Se decori una base già asciutta preparata dal mascheraio, basta una mattina o un pomeriggio. Se vuoi modellarla tu dal primo strato di carta serve più tempo o un secondo incontro, perché la cartapesta deve seccare sulla forma prima di essere staccata e rifinita.
Porto a casa la maschera lo stesso giorno?
Nel formato breve sì: gli acrilici asciugano in fretta e la lucidatura si fa sul posto. Con foglia d'oro o tessuti incollati può servire qualche ora di riposo in più. La scheda dell'esperienza indica se esci con la maschera o la ritiri dopo, e le condizioni di disdetta sono nella pagina [cancellazioni](/cancellazioni).
Va bene per bambini e famiglie?
La decorazione sì, ed è spesso la parte che piace di più ai bambini. La fase con carta bagnata e colla richiede pazienza e mani attente: verifica nella scheda l'età minima indicata dal Maker.

Le date pubblicate dai Maker si prenotano e si pagano online: il posto in laboratorio è confermato prima di partire.

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