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Foto, video e dati dei partecipanti: cosa puoi pubblicare e cosa devi chiedere

·8 min·Team Handsome
Foto, video e dati dei partecipanti: cosa puoi pubblicare e cosa devi chiedere

Foto: Disordine Creativo / Handsome

No: partecipare a un workshop non è autorizzare la pubblicazione delle foto. Per mettere online il volto di una persona serve un consenso specifico, chiesto a parte e revocabile in qualsiasi momento. E i dati raccolti con la prenotazione servono a erogare il servizio: per usarli in una newsletter serve un secondo consenso, diverso dal primo.

Su come scattare mentre lavori abbiamo già scritto, così come su come far rendere quel materiale per settimane: scattare foto durante il workshop e dieci contenuti da una sola sessione. Quello che manca è la parte prima e la parte dopo: chi ti deve dire di sì, in che forma, e che cosa puoi tenere quando il corso è finito.

Partecipare non è autorizzare

Sono due cose diverse e conviene tenerle separate in testa. Scattare durante il corso è una cosa. Pubblicare quello scatto - su Instagram, sulla scheda del tuo workshop, su una brochure stampata - è un'altra, e richiede il permesso di chi si vede nella foto.

Il permesso, per valere, ha quattro caratteristiche. È libero: chi dice di no partecipa esattamente come gli altri, senza niente di meno. È specifico: dici dove finirà la foto, non "sui nostri canali". È informato: la persona sa chi pubblica, per quanto tempo e come farti cambiare idea. Ed è revocabile: se fra otto mesi ti scrive "toglila", la togli, senza chiedere perché.

Non basta un cartello all'ingresso, e non basta una riga infilata in fondo al modulo di iscrizione insieme ad altre dieci. Un consenso che la persona non ha visto è un consenso che non hai. La forma che regge è quella in cui si può lasciare la casella vuota senza conseguenze.

Di spalle non vuol dire irriconoscibile

Una persona ripresa di spalle, o di tre quarti, o con mezzo viso fuori fuoco, resta identificabile se il contesto la identifica: il tatuaggio sull'avambraccio, il nome sul grembiule, la didascalia che dice corso, data e indirizzo. In quel caso è ancora un dato personale, e il consenso serve comunque.

La prova pratica è banale: se un conoscente guarda la foto e dice "quella è Marta", allora è Marta. Quando non te la senti di chiedere, o quando qualcuno ha detto di no, inquadra le mani, il tornio, il pezzo a metà, il banco sporco. Le immagini che ti servono davvero per vendere sono quasi sempre quelle, e per farle non devi chiedere niente a nessuno: come fotografare il laboratorio.

Chiedilo prima, non a fine giornata

Il momento giusto è l'iscrizione, o al massimo i primi minuti in laboratorio, quando nessuno ha ancora le mani nell'argilla. A fine corso la richiesta arriva con la foto già scattata, ed è difficile dire di no a qualcuno che ti ha appena insegnato qualcosa: un sì strappato così vale poco, anche quando è sincero.

Che cosa chiedere al momento dell'iscrizione lo abbiamo già messo in fila altrove - il modulo di iscrizione al workshop - e qui non lo ripetiamo. La parte che quasi nessuno prepara è la seconda: tenere traccia di chi ha detto no, in una colonna a fianco dell'elenco dei presenti, e guardarla prima di pubblicare. Senza quella riga, il no si perde in tre settimane.

Se in un gruppo da otto una persona non vuole comparire, non perdi il contenuto: fai gli scatti larghi quando lei non è in campo e per il resto lavora sui dettagli. È una scelta di inquadratura, non una rinuncia.

I dati della prenotazione hanno una finalità stretta

Nome, email e telefono si raccolgono per una ragione precisa: confermare il posto, mandare il promemoria, gestire una disdetta, emettere la ricevuta. Quella ragione è la finalità, e non si allarga da sola. Mandare a quelle stesse persone l'annuncio del corso di marzo è un'altra finalità, e chiede un consenso separato, chiesto in modo esplicito e dimostrabile.

Su Handsome la tentazione si pone eccome, perché con la prenotazione ti arrivano anche l'email e il numero del partecipante. Nell'elenco trovi il nome, i posti, le note che ha lasciato - allergie, livello, esigenze di accesso - e i suoi recapiti, che ti servono per organizzare la giornata. Proprio per questo la regola conta più di prima: quei recapiti ti sono stati dati per gestire quella prenotazione, non per costruirti una lista. Al momento del pagamento c'è una casella separata e non pre-spuntata, accanto a quella obbligatoria su Termini e Privacy, con cui il cliente sceglie se ricevere le comunicazioni di Handsome sui prossimi workshop: quella spunta riguarda Handsome, non te. Per scrivere tu a quella persona con una tua proposta ti serve una base tua, raccolta da te - email marketing per artigiani - con il consenso giusto.

Il gruppo WhatsApp nato per una sessione

Il gruppo del corso è comodo: mandi l'indirizzo, avvisi del ritardo, condividi le foto dei pezzi finiti. Ha però due effetti che di solito non si considerano. Il primo è che dentro un gruppo ogni partecipante vede il numero di tutti gli altri: stai facendo conoscere a dieci sconosciuti il recapito personale di ognuno, e questo va chiesto prima, non comunicato dopo. Il secondo è che il gruppo sopravvive alla giornata per cui è nato.

La regola di conservazione è la stessa per tutto: i dati si tengono finché servono alla finalità dichiarata, poi si chiudono. Il gruppo nato per la sessione di sabato si archivia quando sabato è passato. Riciclarlo a novembre per annunciare il calendario nuovo è esattamente il passaggio che nessuno aveva autorizzato. Riconoscere chi torna, invece, è utile e si può fare: ma ogni campo che conservi deve avere una ragione, e le ragioni si scrivono - archiviare e riconoscere i clienti che tornano.

Su Handsome il canale resta dentro la piattaforma

La chat con chi ha prenotato è mediata: si scrive dentro Handsome, e il filtro blocca lo scambio di email, numeri di telefono, WhatsApp, Telegram e Instagram, anche quando sono scritti a parole o spezzati apposta. Non è diffidenza verso i Maker. È il modo di tenere lo scambio in un posto solo, quello in cui il cliente ha accettato le condizioni e ha deciso che cosa autorizzare.

Da qui deriva la parte che riguarda te: i recapiti che ti arrivano con la prenotazione servono a erogare il servizio, e il fatto di averli non è un permesso a usarli per altro. Non è una rubrica da esportare: è un elenco di persone che hanno prenotato da te per una data. E la piattaforma non ti da', e non può darti, l'autorizzazione a pubblicare il volto di un partecipante: quella la chiedi tu, alla persona, e la conservi tu.

Se al banco c'è un minore

Con i minori il consenso alla pubblicazione non lo dà chi accompagna: di norma lo danno entrambi i genitori, o chi esercita la responsabilità genitoriale. Vale anche quando in aula c'è solo uno dei due, e vale anche per lo scatto di gruppo di fine corso. La partita è più larga della sola foto - chi firma, chi vigila, chi risponde - e l'abbiamo aperta qui: minori al workshop.

Le cinque cose da tenere in ordine

  • Tieni separato scattare da pubblicare: il permesso serve per il secondo.
  • Chiedi prima del corso, per iscritto, dicendo dove finirà la foto.
  • Segna chi ha detto di no e rileggi quell'elenco prima di postare.
  • Se qualcuno ti chiede di togliere, togli, comprese le copie riusate altrove.
  • Non trasformare i contatti della prenotazione in una lista promozionale.
Questo articolo non è consulenza legale e non contiene un modulo da copiare. Informative e liberatorie si scrivono sul caso concreto - che cosa pubblichi, dove, per quanto - e un modello preso in prestito da un altro laboratorio di solito descrive un'attività che non è la tua. Per il tuo caso, parlane con un professionista.

Prenotazioni, promemoria e consensi restano dentro la piattaforma, senza rubriche da gestire a mano.

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Domande frequenti

Domande frequenti

Posso pubblicare sui social le foto dei partecipanti al mio workshop?
Solo se te l'hanno autorizzato. Il consenso deve essere specifico - dove pubblichi e per quale scopo - dato liberamente e revocabile. Aver partecipato al corso, aver pagato o aver visto la macchina fotografica in mano non equivale ad avere il permesso.
Basta scriverlo nel modulo di iscrizione?
Dipende da come è scritto. Una riga infilata in fondo insieme alle altre condizioni non regge: il consenso alla pubblicazione va tenuto separato, spiegato in una frase comprensibile e lasciato libero, cioè con la possibilità di non spuntarlo e partecipare lo stesso.
Se la persona è di spalle serve lo stesso il consenso?
Sì, se resta riconoscibile. Un tatuaggio, il nome sul grembiule, una didascalia che indica corso, data e luogo bastano a identificarla. La prova pratica è chiedersi se qualcuno che la conosce, guardando la foto, saprebbe dire chi è.
Posso aggiungere chi ha prenotato alla mia newsletter?
No, non automaticamente. I dati della prenotazione hanno la finalità di erogare il servizio; le comunicazioni promozionali sono una finalità diversa e chiedono un consenso a parte. Su Handsome l'email di chi prenota ti arriva, quindi tecnicamente potresti farlo: il fatto che tu l'abbia non è il permesso di usarla per altro. Al pagamento c'è una casella separata e non pre-spuntata con cui il cliente sceglie se ricevere le comunicazioni di Handsome, e quella spunta vale per Handsome, non per te. Per la tua lista serve un consenso tuo, chiesto da te, in un momento in cui la persona capisce che sta iscrivendosi a qualcosa di tuo.
Per quanto tempo posso tenere foto e contatti dei partecipanti?
Finché servono alla finalità per cui li hai raccolti, non per sempre. Vale anche per il gruppo di messaggistica creato per una singola sessione: quando la sessione è passata, quel gruppo ha esaurito la sua ragione di esistere. Gli obblighi fiscali sui documenti contabili seguono regole proprie.
Una persona mi chiede di rimuovere una foto pubblicata un anno fa. Devo farlo?
Sì. Il consenso è revocabile e non serve una motivazione. Toglila dal post originale e ricordati delle copie: storie riciclate, caroselli, la scheda del corso, la brochure che hai fatto stampare. Il materiale riusato è quello che sopravvive più a lungo.
Le foto dei pezzi e del laboratorio seguono le stesse regole?
No, se non c'è nessuno riconoscibile. Mani, attrezzi, banchi, oggetti finiti e ambienti vuoti li pubblichi senza chiedere niente. È anche il motivo per cui conviene costruire una scorta di quel tipo di immagini: sono sempre utilizzabili.

Chiedere il permesso non toglie niente al racconto del laboratorio. Nella pratica succede il contrario: quando la domanda arriva all'inizio, detta in modo chiaro, quasi tutti dicono di sì e lo dicono davvero. E la volta che qualcuno dice di no, tu lo sai prima di pubblicare, non dopo.

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